La carrozza di Gurdjieff

Gurdjieff utilizzava spesso la metafora della carrozza per descrivere la condizione dell’essere umano.

La carrozza è il corpo fisico,
i cavalli le emozioni,
il cocchiere la mente,
il passeggero la coscienza.
 

Secondo Gurdjieff la coscienza è assopita in uno stato di sonno in cui le emozioni (cavalli) e la mente (cocchiere) trainano il corpo fisico (carrozza).
Questo significa che se la coscienza dorme, quanta consapevolezza abbiamo di quello che facciamo, diciamo e decidiamo?
Pensiamo a cosa succede quando le emozioni prendono il sopravvento.
Come dei cavalli impazziti non ci rendiamo più conto di quali sono gli effetti delle nostre azioni.
Pensiamo a quei comportamenti che agiamo in automatico perché diventati un abitudine.
Quante volte scegliamo le stesse situazioni o gli stessi incontri, anche se non più desiderati o necessari, solo perché li conosciamo bene?
In questo caso il cocchiere segue sempre la solita strada e decide l’andatura dei cavalli secondo i programmi e le credenze che ha imparato a conoscere negli anni.
Per poter cambiare strada il cocchiere deve ascoltare la voce del passeggero, il nostro Vero Sé, che è l’unico che può indicare la strada.
Infatti quando il passeggero è sveglio, può finalmente rendersi conto se la strada presa dal cocchiere e l’andatura dei cavalli sono il frutto di una scelta consapevole.
Può scegliere se proseguire o cambiare direzione.

Ecco perché è importante riappropriarsi della propria direzione ed essere noi, ben presenti a noi stessi, a guidare la carrozza in armonia con le proprie emozioni, sensazioni e pensieri.

– articolo di Salvatore Brizzi –

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