Onore agli eretici: coloro che scelgono.
Cosa vuol dire?
Eresia viene dal greco “airesis” e vuol dire scelta.
Eretico è la persona che sceglie e in questo senso, è colui che più ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore
questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti
prima che delle parole,
l’eresia della coerenza nel cambiamento, l’eresia del coraggio,
della gratuità, della responsabilità,
della consapevolezza e dell’impegno.
Oggi è eretico chi tenta di liberarsi, per se stesso, per essere e sentirsi libero e mette la propria libertà al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà
a favore di chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta
dei saperi di seconda mano,
chi studia, chi approfondisce,
chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è colui che non ha certezze ma continua ad informarsi.
Sa di non sapere e per questo non si ferma mai, non si accontenta e vede possibilità ed opportunità, dove i più vedono tenebre e paura dell’ignoto.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non cede al torpore della ragione ed alla violenza del pregiudizio, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità e che l’essere umano abbia una sorta di condanna su di se, chi non pronuncia mai la parola “impossibile”.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza, l’eretico non si arrende.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio e se ne serve per migliorare la propria vita e diffondere speranza intorno a se.
Vi auguro una vita da eretici!
Giordano Bruno fine 1500.
Ho lottato, è molto; ho creduto nella mia vittoria.
È già qualcosa essere arrivati fin qui.
Non aver temuto di morire, aver preferito coraggiosa morte a vita imbelle.
Chi, perciò, consistendo nel luogo e nel tempo, libererà le ragioni delle idee dal luogo e dal tempo, si conformerà agli enti divini.
Frase che Giordano Bruno pronunciò, costretto in ginocchio, dopo aver ascoltata la sentenza di condanna l’8 febbraio del 1600
Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam.
Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla .
Frase che Giordano Bruno pronunciò, costretto in ginocchio, dopo aver ascoltata la sentenza di condanna l’8 febbraio del 1600, prima che gli fosse chiusa la lingua in una morsa per evitargli di parlare ulteriormente
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