Fortuna o sfortuna? Storia sufi.

Tanti anni fa, in un villaggio lontano, viveva un contadino insieme al suo unico figlio. A parte la terra e la piccola casa colonica in cui viveva, possedeva solo un cavallo ereditato da suo padre.

Un giorno il cavallo fuggì dalla stalla e così l’uomo si ritrovò senza animali che lo  aiutassero a lavorare la terra.

I vicini, che nutrivano per lui stima e affetto, andarono a fargli visita per dirgli quanto fossero dispiaciuti per l’accaduto.
Il contadino li ringraziò per la loro solidarietà, ma domandò loro: “Come fate a sapere se ciò che mi è accaduto è davvero una disgrazia per me?”

A quelle parole, i vicini commentarono a bassa voce tra loro: “Poverino, non riesce ad accettare la realtà…”. Ma, per non ferirlo, finsero di essere d’accordo con lui e andarono via.

Dopo alcuni giorni, il cavallo fece ritorno alla stalla insieme ad una bella giumenta.
Appena appresero la notizia, gli abitanti del villaggio – contenti, perché solo ora capivano il senso della domanda che l’uomo aveva loro posto – tornarono a far visita al contadino e si congratularono con lui per la sua buona sorte.

“Prima avevi un solo cavallo, e invece ora ne hai due. Felicitazioni!”, dissero.

Il contadino anche questa volta li ringraziò per la loro solidarietà, ma poi domandò loro: “Come fate a sapere che l’accaduto è una benedizione per me?”

I vicini pensarono che il contadino stesse impazzendo e andarono via mormorando: “Possibile che quest’uomo non comprenda che Dio gli ha inviato un dono?”

Dopo qualche tempo, il figlio del contadino decise di addomesticare la giumenta. Ma l’animale saltò in modo imprevisto ed il ragazzo, cadendo in malo modo, si ruppe una gamba.
I vicini allora tornarono a fare visita al contadino, portando doni per il giovane ferito, e si dissero tutti molto dispiaciuti per l’accaduto.
L’uomo ringraziò per la visita e l’affetto di tutti. Ma domandò: “Come potete sapere se l’accaduto è una disgrazia per me?”

Questa frase lasciò tutti stupefatti, perché nessuno di loro avrebbe messo in dubbio che un incidente del genere ad un figlio fosse una disgrazia. Lasciarono quindi la casa del contadino commentando tra loro: “È proprio impazzito, poverino. Il figlio rischia di rimanere zoppo per sempre e lui mette in dubbio che sia una disgrazia…”

Di lì a poco scoppiò la guerra e tutti i giovani del villaggio furono reclutati, ad eccezione del figlio del contadino che aveva la gamba rotta.

Nessuno dei ragazzi tornò vivo.
Il figlio del contadino un po’ alla volta guarì, i due cavalli fecero puledri che furono venduti dando una buona resa in denaro.
Il contadino andò in visita dai suoi vicini per consolarli ed aiutarli, con la stessa solidarietà che aveva ricevuto da loro in ogni situazione.
Se qualcuno di loro si disperava, il contadino gli domandava: “Come puoi sapere se questa è una disgrazia?”.
Se qualcuno si rallegrava troppo, gli diceva: “Come fai a sapere se questa è una benedizione?”

Così gli uomini di quel villaggio compresero gli insegnamenti del saggio contadino che li esortava a non esaltarsi e a non lasciarsi abbattere dagli eventi, accogliendo sempre ciò che è, consapevoli del fatto che – al di là del bene e del male – tutto potrebbe rivelarsi diverso da come appare.



Lezione fondamentale: distinguere i fatti dalla percezione dei fatti e non farsi travolgere dalle emozioni del momento (sbilanciamento emozionale).

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