Vivere da svegli

«Non è solo questione di svegliarsi. Ma di imparare a vivere da svegli».

– Ra Uru Hu –

A seguire un testo di Salvatore Brizzi.

«Non è giustificabile parlare di qualsiasi evento al di fuori della nostra personale coscienza.

Facciamo un esempio. Immagina di essere addormentato e di sognare te stesso che scali una montagna.
A un certo punto ti fermi e ti chiedi quanto potrebbe essere vecchia la montagna che stai scalando. Quanto è vecchia quella montagna?
Quando sei nel sogno sai perfettamente che si trova lì probabilmente da milioni di anni perché questa è un’età plausibile per una montagna; tuttavia essa è apparsa quando è iniziato il sogno già in possesso della sua forma attuale, e concorderai con me che non ha il benché minimo senso chiedersi come si è sviluppata prima che cominciasse il sogno. La montagna non esisteva perché tu non la stavi sognando; la sua esistenza è legata ad un tuo particolare stato di coscienza. Ebbene, la nostra realtà durante il cosiddetto ‘stato di veglia’ è della stessa natura di un sogno.

Ma non esiste un modo per dimostrare tutto ciò sul piano razionale.
Si va continuamente incontro a paradossi logici: se il mondo è solo una mia rappresentazione, chi ha creato mia madre che mi ha fatto nascere?
La soluzioni a enigmi simili non può essere meramente razionale.
L’unica vera via d’uscita consiste nel liberarsi dall’illusione ed entrare in uno stato di coscienza dove il mondo viene non pensato, bensì sentito e vissuto come interno alla coscienza, come nel sogno, dove non ti chiedi se la montagna era già lì prima che arrivassi tu.
Per quanto ne possiamo parlare e ci possiamo fare sopra degli esperimenti, alla fine tutto questo va toccato con mano, oppure non serve a nulla.
Ripeto, non esiste un altro modo di comprenderlo veramente: per accorgerti veramente che stavi sognando, devi esserti prima svegliato.
Serve a poco che qualcuno, all’interno del sogno, cerchi di convincerti con argomenti razionali che il tuo è solo un sogno.

Per accorgerti veramente che stavi sognando, devi esserti prima svegliato.

La relativa soggettività dell’Universo è un concetto semplice da comprendere ma difficile da accettare.
Risulta però di centrale importanza al fine di mettere da parte una concezione infantile della realtà che sempre più spesso è smentita dalle osservazioni scientifiche per di più credo che sia fondamentale osservare che l’asserzione ‘nulla esiste oltre la mia coscienza’ non è mai stata confutata né dalla scienza, né dalla filosofia, e tutti gli individui che raggiungono la cosiddetta ‘illuminazione’ non fanno che confermarla.
Dal momento che tutto ciò che posso dire esistente è palesemente dentro la mia coscienza, chiunque voglia asserire il contrario è tenuto a dimostrarlo. Quando sono privo di coscienza il mondo sparisce, quando riprendo coscienza il mondo riappare, pertanto io non sono tenuto a dimostrare ciò che è evidente dall’esperienza: se non ci sono io non c’è nemmeno il mondo come posso conoscerlo io.

Molti cosiddetti studiosi intendono obiettare la validità di tale affermazione allo scopo di provare l’esistenza di ‘qualcosa’ che si trova oltre il nostro esserne coscienti. Essi di norma si avvalgono di un argomento logico che non esito a definire osceno e che può essere riassunto in una sola frase: “È vero che non è possibile dimostrare l’esistenza di alcunché di esterno alla coscienza, ma il buon senso ci dice che deve esistere”.

Ciò che non può essere provato viene comunque dato per scontato in nome del comune buon senso, in ossequio al paradigma imperante!
Come ho già detto in precedenza, il paradigma in voga in una data epoca difficilmente viene messo in discussione all’interno delle università.
Quale maniera d’indagare la realtà è mai questa? Galileo Galilei si starà rivoltando nella tomba!

Non sarebbe un problema se questi studiosi continuassero a dedicarsi all’abuso di alcol e al soddisfacimento manuale della propria genitalità, ma purtroppo si applicano anche alla compilazione di articoli ‘scientifici’ e raffinati trattati di filosofia moderna, rendendo così ancora più cristallizzata nelle menti dei nostri giovani la convinzione che possa esistere un mondo al di fuori della loro coscienza, sul quale essi non hanno praticamente alcun controllo. In questo modo si continua a sfornare generazioni che andranno a rimpolpare le schiere delle ‘vittime del mondo’, ossia coloro che quando vengono truffati credono sia stato ‘qualcuno là fuori’ a truffarli e che quando vengono lasciati dal partner non si sanno dar pace, perché non riescono a concepire di aver causato loro l’evento.

Il paradigma scientifico comunemente accettato influenza pesantemente la maniera in cui veniamo educati, il nostro atteggiamento verso la vita e, di conseguenza, i nostri comportamenti quotidiani. In definitiva è responsabile della nostra felicità».

– Salvatore Brizzi –

Il paradigma scientifico comunemente accettato influenza pesantemente la maniera in cui veniamo educati, il nostro atteggiamento verso la vita e, di conseguenza, i nostri comportamenti quotidiani. In definitiva è responsabile della nostra felicità

– Non cercare di piegare il cucchiaio. E’ impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla Verità.
– Quale verità?
– Che il cucchiaio non esiste.
– Il cucchiaio non esiste?
– Allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi ma sei tu stesso.

– dal film Matrix dei fratelli Wachowski –

Non è solo questione di svegliarsi. Ma di imparare a vivere da svegli.
- Ra Uru Hu -
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