Riconoscere la nostra “perfetta” perfezione
– Testo tratto dal libro Usare il Cervello del Cuore di Annie Marquier –
L’ego è sempre ansioso di autodefinirsi “perfetto” in base ai suoi criteri o a quelli degli altri.
Per contrastare questa fonte di agitazione possiamo far chiarezza nei nostri pensieri e scegliere consapevolmente un atteggiamento diverso di fronte alla nostra situazione umana all’interno del processo evolutivo.
Prendiamo un esempio molto concreto. Quando vogliamo fare una torta, cominciamo col preparare l’impasto.
La torta, sotto forma di impasto, non è né bella né mangiabile, eppure è perfetta in questo stadio, perché per fare una torta occorre un impasto.
Quando la mettiamo in forno è un pò più presentabile, ma non la si può ancora mangiare, eppure in questo stadio è perfetta così com’è. E quando è a metà cottura, è più appetitosa, ma non la si può ancora mangiare; eppure, ancora una volta, è perfetta. Quando poi sarà cotta, sarà ancora perfetta, ma sarà stata perfetta in tutti i diversi stadi necessari a portarlo alla stato di torta appetitosa e buona.
La stessa cosa vale per l’uomo: è esattamente come deve essere durante tutto il suo processo evolutivo; se è ancora poco “appetitoso” non è perché non sia perfetto, ma semplicemente perché non è ancora completamente cotto… cioè non è ancora completamente maturo…
Diamogli il tempo di cuocere, non permettiamo all’ego di sabotare la nostra fiducia in noi stessi e il nostro amore per noi stessi esigendo una perfezione irrealistica.
Amiamoci veramente così come siamo nel nostro processo evolutivo, sapendo che stiamo avanzando verso la luce più grande e che lo stato in cui ci troviamo ero stato perfetto che ci permetterà di conseguire questa luce quando sarà venuto il momento. Certo, non bisognerà lasciare che il fuoco si spenga, altrimenti la torta non cuocerà mai; e il fuoco è il nostro cuore…
Si dice spesso che bisogna “amare se stessi”, ma occorre capire bene che cosa significa.
Non vuol dire guardarsi l’ombelico, compiacersi delle proprie debolezze o cadere nel l’egocentrismo. Si tratta di amare se stessi come il pittore ama il dipinto su cui sta lavorando lo scultore ama la statua che sta modellando e rimodellando senza posa.
Il pittore lo scultore non giudicano la loro opera; la amano così com’è allo stadio a cui è arrivata, ed è questo amore che farà si che l’opera, una volta terminata, esprima tutta la sua bellezza.
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