Sul tema della sensibilità-insensibilità e azione-reazione che trasmette in Human Design la Porta 49 (Rivoluzione, Principi, Rifiuto – ma in generale tutta la corrente di Sensibilità 19/49 – 37/40), sento di condividere questo testo trovato sulla pagina Instagram “Convincimii” che tratta proprio di questi argomenti, nel contesto più quotidiano, pratico e sensibile: la relazione.
Uno psicologo ha spiegato perché più amiamo una persona e più tendiamo a litigarci e a trattarla male…
…Il motivo è decisamente contro-intuitivo.
La spiegazione non è intuitiva.
E non ha nulla a che vedere con il “carattere forte” o con la “passione”.
Secondo lo psicologo, accade perché nelle relazioni più importanti non si attivano solo i sentimenti.
Si attivano le parti più fragili della nostra identità.
L’amore non tocca solo ciò che è bello in te.
Tocca ciò che temi.
Ciò che difendi.
Ciò che non hai risolto.
Quando qualcuno diventa significativo,
non minaccia la tua libertà.
Minaccia le tue difese.
E quando le difese si attivano,
la prima reazione non è la dolcezza.
È la protezione.
E la protezione, spesso, è aggressiva.
Per questo litighi di più con chi ami:
non perché lo ami meno,
ma perché quella persona ha accesso ai tuoi punti più sensibili.
Con gli estranei puoi essere comprensivo.
Con chi ami davvero no:
perché la sua opinione può ferirti,
il suo silenzio può destabilizzarti,
la sua distanza può farti sentire vulnerabile.
Il paradosso è proprio questo:
la vicinanza aumenta la sensibilità,
e la sensibilità, se non la sai gestire, diventa reattività.
Non stai attaccando l’altro.
Stai difendendo te stesso da ciò che quell’altro muove dentro di te.
Finché non impari a riconoscere cosa ti sta toccando davvero,
continuerai a credere che il problema sia l’altro.
Ma non è così.
Il problema è ciò che l’altro risveglia.
– tratto dalla pagina Instagram “Convincimii” –
Siamo invitati a sensibilizzarci sul fatto che essere sensibili non è un certo un problema, anzi, è una alta forma di intelligenza che dobbiamo imparare a coltivare e affinare per non chiuderci in difesa nell’indifferenza e nell’ostruzionismo o reagire attaccando.
Ricordiamoci che l’altro non è mai il problema ma, se proprio, ciò che ci mostra dove (in noi) sta il “problema” e, a ben guardare, come risolverlo.
Ps. Ciò che per la nostra limitata mente è considerato un “problema” non è che una sfida evolutiva che noi stessi attiriamo per evolvere e, per la quale – non dimentichiamocelo mai! – siamo perfettamente equipaggiati per viverla e trascenderla.
Così possiamo onorare il nostro proposito incarnatorio che è quello di maturare consapevolezza.
E ciò che ci fa evolvere in maniera più proficua sono proprio le relazioni.