“Non appena la mente dice che qualcosa non sarebbe dovuto accadere, entriamo in conflitto con la realtà.
La realtà è semplicemente quello che è.
Non appena abbiamo qualcosa in noi che la giudica, che la condanna, che dice che non dovrebbe accadere, sentiremo divisione.
Non c’è una ragione giustificata per discutere con la realtà, perché non vinceremo mai la battaglia.
Discutere con la realtà è una ricetta perfetta per la sofferenza…”
– Adyashanti –
Riflessioni
Nelle parole di Adyashanti si palesa una riflessione se vogliamo scomoda e provocatoria ma necessaria e reale: non soffriamo solo per ciò che accade… ma per il fatto che non lo volevamo così.
Il che è come dire che la sofferenza non è tanto determinata da una realtà oggettiva “brutta e cattiva” ma dal fatto che noi avevamo una certa idea – con conseguenti aspettative – di come dovesse essere la realtà. Realtà che poi, di fatto, non corrisponde quasi mai all’idea, ideale e credenza che ci eravamo formati nella nostra mente (plasmata dalle nostre passate ferite).
La mente reagisce in automatico:
“Non doveva succedere.”
“Non è giusto.”
“Non ora.”
E in quell’istante nasce la frattura, la separazione. Non tra noi e l’evento.
Ma tra noi e la realtà.
La realtà è neutra. È ciò che è.
Il conflitto nasce dal giudizio che vi sovrapponiamo.
Questo non significa rassegnazione passiva.
Significa lucidità. Chiarezza,
Significa riconoscere che l’evento è già accaduto: siamo di fronte a qualcosa che è lì… c’è! Non possiamo negarlo.
La domanda vera non è: “Perché?”
Ma: “Ora che c’è, come lo vivo?”
Prova a osservarti nei prossimi giorni:
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In quale situazione stai ancora discutendo interiormente con ciò che è già successo?
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Quanta energia stai investendo nel voler cambiare un fatto ormai compiuto?
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Cosa accadrebbe se, per un attimo, smettessi di opporre resistenza?
- Cosa puoi fare, in concreto, per uscire dal lamento e goderti la vita?
Accettare non significa approvare, né tanto meno rassegnarci.
Significa smettere di combattere contro un muro.
E quando smettiamo di discutere con la realtà, lamentarci e giudicare e ci assumiamo la totale responsabilità di quello che c’è…succede qualcosa di sorprendente: torniamo ad avere energia, ad avere possibilità di decidere ed essere fautori del nostro destino.
La realtà la creiamo noi con i nostri pensieri, riprogrammando le nostre convinzioni (limitanti) alla luce della nostra coscienza.
È una questione di prospettiva: di COME vedi il proverbiale bicchiere.
Mezzo vuoto o mezzo pieno?
La sofferenza nasce dal “non doveva”, “non sarebbe dovuto”, “non è giusto…”.
La pace nasce dal “è così”.
Non c’è da rassegnarci.
C’è da osservare. Maturare nuova coscienza.
Non c’è da credere.
C’è da provare. Saper vivere quello che c’è.
Sperimenta questa potenziante accoglienza nella pratica della tua Strategia e Autorità.