È bene quello che finisce.

Non è bene quello che finisce bene.
È bene quello che finisce.

Questo motto è da integrare in noi.
Riassume un profondo senso esistenziale che la nostra mente fatica ad accogliere.

La mente identificata è piena di illusorie aspettative e arroganti pretese su come dovrebbe essere la vita.
Ma la saggia vita – fortunatamente – non considera le nostre miserie e prosegue a donare in abbondanza.
Se riusciamo a cogliere tutta l’abbondanza che c’è o ci attacchiamo e perdiamo nei sentimenti del passato e nella speranza di un diverso futuro… questo dipende da noi. Solo da noi.
Dipende dalle aspettative della nostra mente.
Le aspettative che desiderano a tutti i costi il lieto fine, il piacere eterno. E che immaginando e puntando solo a quello… ci fanno perdere di vista quello che c’è (tra cui il dolore cercando di negarlo, evitarlo) facendoci scontrare con a realtà rimanendo infine delusi, amareggiati, frustrati e arrabbiati.
Inevitabile destino di chi si chiude a ricevere pretendendo/illudendosi di sapere cosa gli serve e così si separa dal tutto.
Ma… tutto questo non è inevitabile. Dipende da noi.
In questi mesi (inizio febbraio-inizio maggio) siamo sempre nel 1° Quarto: il Quarto dell’Iniziazione che inizia la nostra mente a stare comoda nella forma per realizzare il nostro proposito incarnatorio.
Per poter educare la nostra mente a fluire con la vita invece che resisterle è necessario abituarla all’accettazione.
Accettare, accogliere quello che c’è e godere di quello, celebrarlo perché – al di là di quello che può pensare la nostra limitata mente condizionata – quello che c’è (e quello che è stato) è il meglio per noi.
Forse non avevamo l’adeguata consapevolezza per decidere nel nostro passato ma siamo il frutto di tutte le esperienze vissute finora e – se cogliamo il senso dell’esperienza vissuta sin qui – possiamo essere consapevoli delle decisioni per il presente. Quelle decisioni che Adesso – nella tirannica illusione del tempo – determinano il nostro futuro.

Non è bene quello che finisce bene.
È bene quello che finisce.

È bene quello che finisce perché solo quando qualcosa finisce qualcos’altro può iniziare.
Ed è così che si dipana la vita. Ed è questo ciò che si chiama evoluzione.

Su questa frequenza, e sul fondamentale tema delle relazioni (con l’altro, con la mente, col tempo), condivido Supereroi, film del 2021 diretto da Paolo Genovese (regista di altri meritevoli film come Perfetti sconosciuti e The Place).

Buona visione e, sotto questi transiti che fanno riemergere il passato con tutto il suo carico di emozioni e sentimenti… portiamo attenzione al nostro sentire.
Diamoci il tempo per chiarire quello che si muove dentro di noi senza cadere nella tentazione di agire d’impulso (per poi finire col pentirci).
Ascoltiamoci attentamente e agiamo non mossi da sentimentalismi, buonismi, sensi di colpa, sensi del dovere, risentimenti o bisogno di riscatto. Agiamo solo mossi dalla nostra chiarezza, quando ci sentiamo in pace, sereni, a cuor leggero; col respiro che arriva fino in pancia e crea spazio dentro di noi.
Così, in ogni caso, vada come vada… non dovremmo confrontarci con il nostro impietoso giudice interiore ma solo con la nostra coscienza ben connessa al nostro Cuore.
Dallo spazio del cuore tutto fluisce e si possono risanare i vecchi cicli, le vecchie ferite.
Qualcosa che non coinvolge solo noi nell’adesso ma tutti quelli che sono (sono stati a vari livelli) connessi con noi (adesso e in altri tempi).

La capacità di stare nell’adesso e di accogliere quello che c’è – grande insegnamento di tutte le nostre relazioni che ci riportano sempre a noi – è ciò che ci rende autentici SUPEREROI.

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