Cinque fasi dell’elaborazione di un lutto

Elaborazione sulla base degli studi ed esperienze di Elisabeth Kübler-Ross, psichiatra svizzera considerata la fondatrice della psicotanatologia (sostegno psicologico davanti alla morte, sia per i pazienti terminali che per i loro parenti), ed uno dei più noti esponenti dei death studies. Chiave del suo lavoro è la ricerca del modo corretto di affrontare la sofferenza psichica, oltre che quella fisica. Usava anche praticare la tecnica dell’uscita fuori da corpo (OBE), che aveva appreso da Robert A. Monroe. Negli anni settanta ha tenuto numerosi seminari e conferenze.

Il “modello a cinque fasi”, elaborato nel 1970, permette di capire le dinamiche mentali più comuni della persona cui si è diagnosticata una malattia terminale. Gli psicoterapeuti lo hanno trovato valido anche quando si debba elaborare un lutto affettivo o ideologico.

Essendo questo un modello a fasi e non a stadi, le fasi possono alternarsi e ripresentarsi più volte, con varia intensità e senza un ordine preciso: le emozioni non seguono regole ma, come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte.

  1. Negazione/rifiuto: “Ma è sicuro, dottore, che le analisi siano esatte?”, “Non è possibile, si sbaglia!”, “Non ci posso credere” sono le parole più frequenti davanti alla diagnosi di una patologia grave e spesso anche mortale. In questa fase, il paziente usa come meccanismo di difesa il rigetto dell’esame di realtà, e ritiene impossibile avere quella malattia. Il rifiuto psicotico della verità sul suo stato di salute può essere utile al malato per proteggerlo dall’eccessiva ansia di morte e per prendersi il tempo necessario a organizzarsi, ma, con il progredire della malattia, tale difesa diventa sempre più debole, a meno che non s’irrigidisca toccando livelli ancor più psicopatologici.
  2. Rabbia: incominciano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia, paura e disperazione, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari, il personale ospedaliero, persino Dio, e che sono espresse con domande tipiche come “Perché proprio a me?”. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del paziente, e rappresenta un momento critico che può essere il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.
  3. Contrattazione/patteggiamento: la persona comincia a verificare cosa può fare e in quali progetti può investire la speranza, cominciando una specie di negoziato che, a seconda dei valori personali, si può instaurare con parenti e amici, o con figure religiose. “Se prendo le medicine, crede che potrò…”, “Se guarisco, poi farò…”. Con questo, la persona riprende il controllo della sua vita e cerca di riparare il riparabile.
  4. Depressione: il paziente comincia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o sta per subire. Questa fase, che di solito si manifesta quando la malattia progredisce e il livello di sofferenza aumenta, viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva e una preparatoria. Quella reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanto alcuni aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi. Quella preparatoria, invece, ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e incomincia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.
  5. Accettazione: quando il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva a un’accettazione della propria condizione e a una consapevolezza di quanto sta per accadere; durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione, che però sono di intensità moderata. Il paziente tende a essere silenzioso e a raccogliersi, e sono frequenti momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto. Arriva dunque il momento dei saluti e della restituzione a chi è stato vicino al paziente, oltre che del “testamento” e della sistemazione di quanto può essere sistemato, in cui si prende cura dei propri “oggetti” (sia in senso pratico, sia in senso psicoanalitico). La fase dell’accettazione non coincide necessariamente con lo stadio terminale della malattia o con la fase pre-morte, momenti in cui i pazienti possono comunque sperimentare diniego, ribellione o depressione.

Da notare come la sua esperienza l’abbia condotta a convincersi come la morte non sia la fine di tutto, come ella stessa argomenta, tra l’altro, nel suo testo La morte è di vitale importanza – Riflessioni sul passaggio dalla vita alla vita dopo la morte.


NB. Da notare come queste fasi si possono applicare non solo alla morte del corpo una tantum ma ad ogni nostro quotidiano processo di trasformazione che può essere vissuto dalla nostra mente identificata come una morte (intesa come fine del tutto).
Specie quando ci viene a fare visita una profonda malinconia, la depressione, l’ansia, il panico, l’istinto suicida.
Ma è proprio così?
Il percorso proposto ci porta in connessione e integrazione della parola chiave accettazione che mi piace sempre proporre con l’alternativa accoglienza: in Human Design parola chiave dell’esagramma 60.
L’esagramma 60 – Porta dell’Accettazione; Limitazione – sarà attivata da Plutone tra l’inizio del 2022 fino al 2025 condizionandoci tutti a farne potenziante diretta esperienza sapendo che la limitazione – per Legge Universale – non ha il compito di precluderci qualcosa ma di stimolarci a trascenderla e quindi è motore propulsivo per l’evoluzione.

Dobbiamo quindi imparare – secondo il potenziante rivoluzionario messaggio cristico – a morire (lasciare andare i condizionamenti/identificazioni) per poter vivere (Ricordo di Sé) e rinascere consapevoli della nostra divina natura.

In questa Nuova Era (Croce di Incarnazione della Fenice Dormiente) siamo chiamati a saper morire per rinascere nel consapevole ricordo che siamo anime immortali al servizio del bene comune in amore a noi stessi… l’UNO.

Si muore un pò per poter vivere.
- Franco Battiato -

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