Le difficoltà sessuali sono stimoli evolutivi
La sessualità non riguarda soltanto ciò che accade tra due corpi.
Coinvolge il nostro modo di entrare in intimità, di lasciarci avvicinare, di desiderare e sentirci desiderati. Tocca il rapporto con il piacere, con la vulnerabilità, con la fiducia, con l’immagine che abbiamo di noi stessi e con ciò che abbiamo imparato — più o meno consapevolmente — sull’amore, sul corpo e sulle relazioni.
Per questo, quando qualcosa nella sessualità diventa difficile, raramente possiamo ridurlo soltanto a un “problema sessuale”.
Ansia da prestazione, calo del desiderio, difficoltà nell’intimità, mancanza di complicità, paura del contatto, insoddisfazione, esperienze dolorose o traumatiche possono avere origini e significati molto diversi.
E naturalmente, quando esiste una difficoltà fisica o persistente, è importante non trasformarla immediatamente in un significato psicologico o “evolutivo”: può essere necessario rivolgersi anche a professionisti competenti e verificarne gli aspetti organici, medici o psicologici.
Ma, accanto a questo, possiamo porci una domanda:
come stiamo vivendo ciò che ci sta accadendo?
Come qualcosa che non dovrebbe esserci e che dobbiamo eliminare il più velocemente possibile?
Oppure possiamo concederci di osservarlo, ascoltarlo e domandarci che cosa sta mettendo in luce della nostra vita?
Non significa idealizzare la difficoltà.
E nemmeno convincerci che ogni problema debba necessariamente avere un significato nascosto.
Significa riconoscere che ciò che ci mette in crisi può anche costringerci a fermarci dove, forse, avremmo continuato a correre. Può mostrarci una distanza che non volevamo vedere, una paura, un bisogno, una ferita, una modalità relazionale che continuiamo a ripetere.
A volte il limite interrompe qualcosa.
E proprio interrompendolo crea uno spazio nuovo.
È una prospettiva che sento particolarmente vicina anche a un tema che Human Design associa alla Porta 60 – Limitazione e Accettazione.
Dal 2022 al 2025 Plutone – la Profonda Verità Interiore, la Trasformazione– ha attraversato a lungo questa Porta, portando in primo piano il rapporto tra limite, accettazione e mutazione.
Quel transito oggi non è più attivo, ma è ancora percepibile la sua influenza: non come qualcosa che continua a “determinarci” dall’esterno, bensì come l’onda lunga di un processo collettivo che abbiamo attraversato e i cui effetti continuano a manifestarsi nella nostra esperienza.
La Porta 60 ci ricorda qualcosa che trovo essenziale: la mutazione non avviene necessariamente eliminando il limite. A volte comincia proprio accettando che il limite esiste.
E questo può riguardare anche la sessualità.
In Human Design troviamo inoltre un’interessante polarità tra la Porta 59, legata all’intimità, alla sessualità e alla capacità di dissolvere le barriere, e la Porta 55, appartenente al Quarto della Mente.
Non significa che le difficoltà sessuali siano “causate dalla mente”.
Sarebbe una semplificazione.
Può però essere interessante osservare quanto ciò che pensiamo di dover essere, ciò che crediamo dovrebbe accadere, il confronto con modelli esterni, aspettative e paure possano interferire con qualcosa che appartiene profondamente al corpo e alla relazione.
Dovrei desiderare di più.
Dovrei funzionare diversamente: essere più questo, meno questo…
Il mio partner dovrebbe capirmi.
Non dovrebbe succedermi questo.
A volte la sofferenza non nasce soltanto dalla difficoltà che stiamo vivendo, ma dalla lotta contro il fatto che quella difficoltà esista.
Ed è qui che l’osservazione può cambiare profondamente la prospettiva.
Non necessariamente per trovare subito una soluzione.
Prima ancora, per entrare in una relazione diversa con ciò che sta accadendo.
Human Design non ci dice che cosa dobbiamo fare di una difficoltà sessuale, né offre una spiegazione universale del perché essa sia presente. Può però offrirci qualcosa da osservare.
La pratica della Strategia e dell’Autorità che ci allena all’auto-osservazione, può aiutarci progressivamente a distinguere ciò che nasce dal nostro sentire da ciò che appartiene alle aspettative, alle paure e ai condizionamenti attraverso cui abbiamo imparato a giudicarci.
Ed è qui, se ce lo concediamo, che può accadere una vera trasformazione.
Non tanto nel combattere ciò che ci accade. Ma nel cambiare il modo in cui entriamo in relazione con esso.
Una difficoltà può rimanere una difficoltà. Può richiedere tempo, cura, confronto, accompagnamento e, quando necessario, l’aiuto di una persona competente. Ma può anche diventare uno spazio di conoscenza.
Un luogo nel quale incontrare qualcosa di noi che, altrimenti, sarebbe rimasto nascosto.
Non c’è da crederci.
C’è da osservarlo e, quando possibile, sperimentarlo.
Con i propri tempi. Senza fretta e senza la pretesa di dover trasformare ogni limite in una vittoria.
Evolvere significa imparare a confrontarci con ciò che c’è (accogliere).
E da lì scoprire quale movimento è realmente possibile.
In accordo alla nostra unicità.
✨ Individualmente Insieme ✨