Dire che possiamo stare bene con noi stessi non significa sostenere che non abbiamo bisogno degli altri.
Siamo esseri relazionali. Abbiamo bisogno di incontro, condivisione, intimità e appartenenza. Ma una relazione non può sostituire la relazione con noi stessi.
Quando chiediamo all’altro di riempire ogni nostro vuoto, rassicurare ogni paura o confermare continuamente il nostro valore, il legame rischia di trasformarsi in dipendenza. La presenza dell’altro non viene più incontrata nella sua libertà: diventa qualcosa di cui abbiamo bisogno per non sentire ciò che accade dentro di noi.
Essere capaci di stare soli significa non affidare completamente a qualcuno la responsabilità del nostro benessere.
Possiamo allora incontrare l’altro non soltanto perché ne abbiamo bisogno, ma perché desideriamo realmente condividere con lui una parte del nostro cammino.
La carta IX dei Tarocchi Zen di Osho
La carta IX dei Tarocchi Zen di Osho, intitolata La Solitudine — che nei Tarocchi tradizionali corrisponde all’arcano maggiore dell’Eremita — mostra un uomo anziano che procede da solo, accompagnato da una luce che nasce dall’interno.
L’immagine richiama una condizione che molte persone attraversano: non trovare negli altri conferma o sostegno per qualcosa che sentono profondamente vero.
Quando questo accade, possiamo amareggiarci e sentirci esclusi. Oppure possiamo riconoscere che la nostra visione sta imparando a reggersi senza dipendere completamente dall’approvazione della famiglia, degli amici o delle persone con cui lavoriamo.
Questo non significa chiuderci al confronto o considerarci superiori agli altri. Significa assumerci la responsabilità di ciò che riconosciamo dentro di noi, senza pretendere che tutti lo comprendano o lo condividano.
La luce rappresentata nella carta non illumina l’intero cammino. Illumina lo spazio immediatamente di fronte, giusto quello per mostrare come procedere: dove fare il prossimo passo.
Un passo alla volta. Un dettaglio alla volta.
La libertà non consiste nel sapere perfettamente dove stiamo andando, ma nel poter avanzare senza tradire ciò che sentiamo vero… soltanto per non rimanere soli.
La Porta 40 in Human Design: Solitudine e Liberazione
In Human Design, questo tema è espresso dall’Esagramma 40: la Porta della Solitudine – Liberazione.
La Porta 40 appartiene al Centro del Cuore/Ego e, insieme alla Porta 37, forma il Canale della Comunità. La sua solitudine non è quindi separata dalla relazione: nasce proprio all’interno di un’energia profondamente legata allo scambio, agli accordi, al lavoro e al sostegno della comunità.
Dopo avere offerto la propria volontà e le proprie risorse, la Porta 40 ha bisogno di ritirarsi.
Ha bisogno di riposo.
Ha bisogno di non essere continuamente disponibile.
Il suo “lasciatemi solo” non è necessariamente un rifiuto dell’altro. Può essere il bisogno naturale di recuperare le proprie energie dopo aver lavorato, supportato gli altri e mantenuto un impegno.
Quando questo bisogno non viene riconosciuto, la disponibilità rischia di trasformarsi in stanchezza, amarezza, risentimento e senso di sfruttamento. Continuiamo a fare ed essere disponibili anche quando dentro di noi sentiamo che sarebbe necessario fermarci.
La solitudine diventa allora liberazione perché ci permette di lasciare andare, almeno per un tempo, i ruoli e le responsabilità che abbiamo assunto.
Possiamo riposare senza dover dimostrare il nostro valore.
Possiamo dire NO senza smettere di amare ed esserci davvero.
Puoi approfondire questo tema anche nell’articolo La solitudine e nella pagina dedicata ai nove Centri in Human Design.
Stare soli senza chiudersi alla relazione
La solitudine non è sempre sana soltanto perché è stata scelta.
A volte possiamo utilizzarla per proteggerci da un dolore, evitare un confronto o non rischiare più di essere feriti. In questo caso il ritiro non ci riporta a noi stessi: ci allontana dalla Vita.
La differenza non dipende dal fatto di essere fisicamente soli, ma da ciò che accade dentro di noi.
- La tua solitudine ti nutre o ti inaridisce?
- Ti permette di ritrovare presenza oppure alimenta il risentimento?
- Ti aiuta a tornare nelle relazioni in modo più autentico o diventa una barriera che impedisce agli altri di raggiungerti?
Una solitudine fertile non spezza i legami.
Crea respiro.
Ci permette di riconoscere i nostri limiti, rispettare le nostre energie e tornare verso l’altro senza esserci persi nella relazione.
In questo spazio possiamo ricordare che dire NO – prenderci tempo e ritirarci quando ne abbiamo realmente bisogno – non interferisce con l’amore.
Può essere una delle sue forme più autentiche.