Nella vita ci sono momenti in cui il dolore spinge per avere risposte immediate.
Vogliamo comprendere – possibilmente subito – perché quel fatto sia accaduto, quale significato abbia, cosa dobbiamo fare per uscirne, come possiamo affrontarlo, cosa o chi possa esserci utile.
Vogliamo una risposta.
Subito. Immediata-mente.
Ma una risposta cercata frenetica-mente per fuggire dal dolore difficilmente può rappresentare la nostra verità. Il più delle volte è soltanto un riparo costruito dalla mente per proteggerci dall’incertezza.
Vivere la domanda
Rilke ci invita a un movimento differente: non fuggire da quello che c’è né affrettare la risposta, ma vivere la domanda, stando nel momento.
Questo non significa idealizzare o giustificare il dolore, né rassegnarci o rimanere impassibili nella confusione.
Significa non abbandonarci mentre li attraversiamo.
Il dolore chiede di essere sentito.
La confusione chiede tempo.
Entrambi, quando vengono accolti con Presenza, possono incrinare le nostre false certezze e accompagnarci più vicino a ciò che è vero per noi.
Non sempre la verità personale si presenta come un pensiero chiaro e immediato.
A volte comincia ad emergere proprio quando le vecchie spiegazioni non reggono più. Quando smettiamo di chiedere alla mente – o a qualcun altro – di salvarci e ritorniamo al corpo, al respiro, a quello che c’è.
Accogliere la confusione non significa perderci.
Significa smettere di fingere di (dover) sapere.
Accogliere il dolore non significa subirlo.
Significa accoglierlo e concedergli uno spazio in cui possa rivelarci qualcosa di noi, senza identificarci con esso né continuare ad alimentare la sofferenza.
Prima del Completamento
La Porta 64, la Porta della Confusione, si chiama anche Prima del Completamento, proprio per ricordarci che i frammenti di un’esperienza non compongono immediatamente una storia comprensibile.
Prima della chiarezza può esserci il disordine.
Prima della risposta, la domanda.
Prima di riconoscere la nostra verità, può essere necessario attraversare ciò che credevamo di sapere.
Senza forzare.
Senza fuggire.
Stando.
R_E_S_P_I_R_A_N_D_O.
Respirando dentro al dolore, dentro alla confusione, per dare legittimità a ciò che c’è: a ciò che siamo.
Respiriamo, con pazienza e fiducia, rispettando i nostri tempi, e lasciamo che qualcosa dentro di noi emerga naturalmente nella sua chiarezza.
Qui sta il segreto del saper Aspettare, comune a tante Strategie e Autorità in Human Design.
✨ Individualmente Insieme ✨