[…]
E adesso sono in grado di rispondere alla domanda che mi ero posto all’inizio della mia ricerca? Posso dire chi sono?
Niente potrebbe essere meno certo.
Ho imparato a riconoscere la personalità livelli più o meno profondi. Ho riportato le priorità ai loro stessi principi.
Ma i livelli coprono un centro, e le proprietà hanno un proprietario.
Mi sono spinto il più lontano possibile nella mia indagine senza mai essere capace di arrivare a qualcosa di più della mia appartenenza.
Riconoscere che è mia, significa differenziarmene.
Certo io non sono né questo corpo attraverso cui le sensazioni mi arrivano, e che uso per l’azione, né queste tendenze, buone o cattive, che mediante esso si manifestano.
Alla luce dell’esperienza io posso perfino vedere che non posso essere un corpo o un aggregato di corpi o una caratteristica derivata da una particolare forma di corpi.
Quelle ipotesi che sto rifiutando non erano proposte false, ma affermazioni prive di significato. Anche se non possono alcun modo afferrare me stesso, nondimeno io so di essere, e che non posso dubitare di essere… Se volessi parlare in termini più precisi, allora dovrei dire che io sono io, esprimendo in questo modo inconsueto il fatto che l’io è sempre soggetto. Se preferisco usare un termine che appartiene sia all’uso comune che al linguaggio del filosofo, non dirò, come a volte si dice, che ho un’anima anima (il che ad essere precisi, è contraddittorio) ma che io sono un’anima.
– Gaston Berger [cit. da, L’atto di volontà di Roberto Assagioli] –
Mi sono spinto il più lontano possibile nella mia indagine senza mai essere capace di arrivare a qualcosa di più della mia appartenenza.
Riconoscere che è mia, significa differenziarmene.
- Gaston Berger -
Io sono un'anima.
- Gaston Berger -
Esercizio di identificazione.
Io ho un corpo, ma non sono il mio corpo.
Ho delle emozioni, ma non sono le mie emozioni.
Ho una mente, ma non sono la mia mente.
Allora io che cosa sono? Cosa rimane quando mi sono disidentificazione dal mio corpo, dalle mie sensazioni, sentimenti, desideri, mente, e azioni?
L’essenza di me stesso: un centro di pura autocoscienza.
Il fattore permanente nel flusso mutevole della mia vita personale. È questo che mi dà il senso di essere, di permanenza, di equilibrio interiore.
Io fermo la mia identità con questo centro e ne riconosco la permanenza e l’energia.
(pausa)
Io riconosco ed affermo me stesso quale centro di pura autocoscienza e di energia creativa, dinamica. Riconosco che da questo centro di identità posso imparare ad osservare, dirigere ed armonizzare tutti i processi psicologici e il corpo fisico. Voglio raggiunge una coscienza permanente di questo fatto, in mezzo alla mia vita di tutti i giorni, ed usarla per aiutarmi a dare alla mia vita un significato e un senso di direzione crescenti.
– Roberto Assagioli, da L’atto di volontà –
Io ho un corpo, ma non sono il mio corpo.
Ho delle emozioni, ma non sono le mie emozioni.
Ho una mente, ma non sono la mia mente.
- Roberto Assagioli -
Io sono un centro di volontà e di pura autocoscienza.
- Roberto Assagioli -
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