Walt Whitman

Walter Whitman, noto come Walt Whitman (West Hills, 31 maggio 1819 – Camden, 26 marzo 1892), è stato un poeta, scrittore e giornalista statunitense. Considerato il padre della poesia americana, è stato il primo poeta moderno ad utilizzare comunemente il verso libero, di cui è considerato in un certo senso l’inventore.
La sua opera più famosa, la raccolta poetica Foglie d’erba, pubblicata in diverse edizioni a partire dal 1855, è considerata un classico della letteratura, così come la sua celeberrima poesia O capitano! Mio capitano!

Fu cantore della democrazia, della libertà e di un ideale visionario che pone l’uomo come momento centrale rispetto al senso di percezione e comprensione delle cose. Cantò, soprattutto, l’essenza di quello che diventerà successivamente il «sogno americano».

Walt Whitman è stato celebrato come il primo «poeta della democrazia» americano: tutta l’opera del poeta è permeata dallo spirito democratico. Fu uno strenuo oppositore dell’estensione della schiavitù nei Territori dell’Ovest.
Nel 1856, nella sua opera mai pubblicata The Eighteenth Presidency, rivolta agli uomini del Sud, scrisse che «o siete voi ad abolire la schiavitù o lei abolirà voi».


Walt Whitman
Proiettore Emozionale 4/6
Croce di Incarnazione di angolo retto della Pianificazione

Il Disegno di chi è invitato al successo nell’entusiasmo di saper riconoscere e condividere – con chiarezza – la perfetta opportunità del momento in cui il sentimento si imprime di iniziatica saggezza e ‘umana’ visione comune.

Molto interessante la sua affermazione:

“Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono grande, contengo moltitudini…”
(Do I contradict myself? Very well, then I contradict myself, I am large, I contain multitudes.)

Un chiaro monito che Whitman, da acuto Proiettore, aveva ben compreso la molteplicità dell’animo umano.

O Capitano! Mio Capitano!

O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.

O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
risorgo – per te è issata la bandiera – per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri – per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
È solo un sogno che sul ponte
sei caduto, gelido, morto.

Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili,
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
la nave è all’ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
esultate coste, suonate campane!
Mentre io con funebre passo
Percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
caduto, gelido, morto.

 

Questa bellissima poesia di Whitman è stata scritta in seguito alla morte del presidente Abraham Lincoln.

L’opera contiene infatti diverse metafore che si riferiscono al presidente e agli Stati Uniti d’America in generale.
Il capitano è appunto Abraham Lincoln, caduto in quanto assassinato, mentre la nave rappresenta gli Stati Uniti. A questo proposito, il viaggio di cui parla Whitman è riferito alla situazione drammatica e difficile della guerra di secessione.

Alla fine la nave è arrivata a destinazione, nonostante le mille difficoltà incontrate, ma il capitano Lincoln, colui che aveva guidato la nave e portato alla vittoria, non ce l’ha fatta.

In questa poesia, traspare il grande amore che il poeta provava verso l’America.

 

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