L’ego antiproiettile: la trappola del materialismo spirituale

“Per materialismo spirituale si intende l’attaccamento a un percorso spirituale come se questo fosse un possesso o un conseguimento concreto. Si tratta di una condizione difficile da superare. Il materialismo spirituale è come una catena d’oro: la ami perché è bellissima e splendente, ma ti imprigiona. Lo scopo della pratica spirituale è invece quello di renderci liberi”.

– Judith Life –

Con questa citazione si apre il lungo e interessante articolo sull’Ego Spirituale definito l’Ego antiproiettile scritto da Maria Caplan per la rivista Terra Nuova nel gennaio del 2012.
Tratto dal libro della Caplan, Tra Cielo e TerraGli errori della ricerca spirituale e le pretese premature di illuminazione.

Qui il pdf che consiglio caldamente di leggere ✨👇🏼✨

Nella cultura occidentale, dove razionalismo e materialismo sono le essenze di base della nostra relazione con il mondo, le esperienze spirituali tendono a rafforzare ancora di più questa essenza.
- Lee Lozowick -
Troppo spesso pensiamo che i fenomeni straordinari siano un dono di Dio mentre, più spesso, è solo il Sé che si maschera da Dio, il Sé che assicura la propria sopravvivenza sotto una maschera divina.
- Bernadette Roberts -
Il materialismo spirituale è l'uso delle spiritualità per la gratificazione dell'ego.
- Reggie Rey -
Sebbene l'ego non può mai essere illuminato o diventare "spiritualmente evoluto", l'ego spiritualizzato ben presto si prende gioco di sé e degli altri. All'occhio non allenato, le sue manipolazioni possono apparire disconnesse, e la sua radiosità e generosità apparente sono difficili da mettere in discussione.
- Maria Caplan -
Se pensiamo di aver raggiunto qualcosa, che "ce l'abbiamo fatta", allora siamo stati sedotti dalle figlie di Mara (demone, ndr).
- Chogyam Trungpa -
In questo contesto sento di inserire quest'immagine che mostra chiaramente la fondamentale importanza dei piccoli passi per raggiungere alte mete. Parola chiave per il fondamento (linea 1) in Human Design è UMILTÀ: sapere stare al proprio posto nell'accoglienza di quello che sei e c'è.
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