Prima io. PER me… PER te.

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Salve a tutti,
dal 21 al 27 aprile il Sole ci nutre dall’esagramma 27: La Porta della Cura; Nutrimento.

Muovendoci lungo la Ruota della Vita, rappresentata dal Mandala del Rave in Human Design (vedi immagine qui sotto), dall’esagramma 3 della settimana precedente il Sole si sposta in questi giorni all’esagramma 27. Sicché dal tema della Difficoltà Iniziale (vedi transito precedente) transitiamo al tema della Cura.

Come sempre, nello studio più ampio dei movimenti proposti dal Programma Evolutivo, riusciamo a scorgere un quadro più completo e a comprendere che non solo ogni cosa è collegata ma è anche funzionale appunto ad un Programma che è “Evolutivo”: atto a far evolvere.
Il che sostanzialmente per noi significa atto non solo a garantire la vita ma potenzialmente a sviluppare la consapevolezza: che è il proposito per cui esiste la vita e ci incarniamo in questa (e altre) vite.

Per quel che riguarda noi in questo momento, e solo analizzando il movimento ciclico del Sole lungo la “Ruota”, possiamo dunque vedere che il chiudersi di un ciclo (Porta 42) che prevede la chiusura del vecchio e l’aprirsi del nuovo con la conseguente maturazione dell’esperienza, come abbiamo visto negli scorsi transiti, comporta una difficoltà iniziale (Porta 3) la quale, una volta superata, conduce al nutrimento (attuale Porta 27). Già da questo possiamo comprendere che la vita nutre ma per nutrire e alimentare se stessa questo implica momenti – transitori – di difficoltà; che altro non sono che momenti preventivamente contemplati, impliciti e necessari di mutazione per passare da uno stato all’altro. Mutazione che riguarda non solo il corpo fisico ma anche ogni altro “corpo” che ci costituisce nella nostra essenza (vedi corpi sottili: eterici, mentali, emozionali, causali…).

Parlando di difficoltà e nutrimento, la prima difficoltà che possiamo incontrare nel sapere come funziona e si manifesta la meccanica del nutrimento è per noi umani – identificati con la mente – di carattere non naturale bensì culturale, o meglio… morale.
La linea 1 che è il fondamento di ogni esagramma, nell’esagramma 27 che parla di Nutrimento, Cura, si chiama Egoismo.
Questo significa che che il fondamento della cura, di ogni forma di cura, è l’egoismo.
Un insegnamento che può apparire contro-intuitivo per la nostra morale e per i principi con cui siamo stati educati ma che è perfettamente naturale e di conseguenza corretto e, attualmente per il nostro livello di coscienza, inevitabile.
In poche parole il fondamento dell’altruismo e della generosità è l’egoismo: essere egoisti.
Grande insegnamento da accogliere ed integrare. Specie in questa fase di transizione verso la Nuova Era e l’individualismo che porta.
Come troviamo scritto nell’Esagramma 27. 1 in esaltazione nel Sole:
«la prima legge che emerge dall’impulso dell’ego, è prendersi cura di sé stessi, ma non necessariamente a discapito degli altri. Il potere di prendersi cura di sé stessi».
Sicché, come già è esplicitato in questo fondamento, non è da intendere l’egoismo come qualcosa che sia per natura necessariamente a discapito degli altri come possiamo evincere da qualsiasi definizione di vocabolario e come ci ha inculcato la religione in occidente. Da notare, nel distorto messaggio cristico che invece nella sua essenza chiariva proprio questo concetto nel «ama il prossimo tuo COME te stesso» = innanzitutto stai su di te.
Com’è ben scritto, l’egoismo è un potere, che è focalizzato a prendersi cura di sé ma ciò non comporta il fatto che questo prendersi cura di sé – questo prendermi cura di me – sia in qualche modo a discapito degli altri, contro il loro interesse. Non è così.
Va da sé che – come si comprende meglio nel messaggio dell’esagramma 27 in linea 2 – per l’ovvia legge che «per dare bisogna prima avere» non è possibile nutrire qualcuno se prima non siamo noi ad essere nutriti. Non posso dare qualcosa a qualcuno se non ho nulla da dare.
Non posso potenziare qualcuno se non sono io in primis potenziato.
Non posso aiutare qualcuno se io stesso ho bisogno di aiuto.
Non posso aiutare qualcuno a maturare consapevolezza se io per primo non sono consapevole.
Non posso guarire qualcuno se prima io stesso non sono guarito. Il guaritore è il guarito. Altrimenti è un ipocrita e la guarigione non accade.
Come potrebbe essere diversamente?

Non posso dare all’altro cibo, riparo, soldi; così come comprensione, conoscenza, saggezza, cura; così come attenzione, affetto, amore… se prima non li ho: non li ho per me. Solo se ho qualcosa lo posso dare. Se no… cosa do?
Come potrebbe essere diversamente?

Questo ci conduce a chiarire il grande inganno che domina le nostre menti che sono state condizionate ad andare contro natura nel momento in cui siamo stati educati a interpretare l’egoismo come un male. In generale possiamo dire che il vero inganno è stato operato e tuttora perpetuato nel farci condizionare la mente con l’idea stessa che esista qualcosa di “male”, qualcosa che è “contro di noi”. Ma qui si dovrebbe aprire un bel capitolo che in qualche modo ho già affrontato in tante altre situazioni e che spesso propongo quando tratto del tema della dualità che ci governa in questo piano. L’importante qui è avere chiaro che l’egoismo non è “male” ma è il fondamento di ogni cura possibile: il primo passo per curarci, per guarirci.
Paradossalmente essere egoisti – inteso attuare il sano egoismo sopracitato – è il primo passo per guarirci dall’identificazione con l’ego. Da quella manifestazione di ego subdolo e manipolatorio che punta ad aiutare gli altri per sentirsi buoni finendo col rinunciare al proprio potere personale e quindi indebolendo se stessi per poi indebolire gli altri mossi, non da sani principi come si cade, si cede, siamo indotti a credere, ma da ignoranza, paura e vanità.
Per amore di chiarezza e completezza, già nella stessa linea 1 dell’esagramma 27, ma in detrimento, siamo avvisati di portare attenzione all’invidia e alle disgrazie che l’accompagnano. Intendendo per invidia l’inutile, controproducente paragone con ciò che non siamo e quindi la disgraziata deriva che accade ogni volta che invece di stare su di noi spostiamo fuori di noi la nostra attenzione, la nostra energia. Che, per intenderci, era anche questo già stato chiarito nel messaggio cristico con la provocatoria domanda «Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave?».
Un saggio insegnamento che negli ultimi anni sto trasmettendo con il messaggio di saper piantare tamarindi che volgarmente altro non significa che saper farti i cazzi tuoi, ovvero saper stare al tuo posto. STAI AL TUO POSTO. STAI SU DI TE. Questo è davvero di grande nutrimento per tutti.
Anche questa è una di quelle preziose saggezze che conosciamo da millenni e ancora fatichiamo a mettere in pratica.

Poiché specie nei prossimi giorni il tema della cura è nell’aria… confido sia chiaro quale ne sia il fondamento: il sano egoismo.
Ovvero… saper stare su di sé. Curare innanzitutto i propri bisogni ed interessi per poterci potenziare e da questo spazio interiore poter offrire – su richiesta/invito – il nostro aiuto all’altro. Un aiuto sano ed efficiente perché trasmesso con Spirito, con quell’Amore vero, autentico che viene per natura dal Sé e non per morale senso del dovere o senso di colpa o per paura di giudizio o bisogno di approvazione e attenzione.
Ricordiamoci che la Nuova Era ci sta portando come tema su cui lavorare l’individualismo e questo tema è strettamente connesso col tema dell’Integrità. Di nuovo il concetto chiave è SAPER STARE INNANZITUTTO SU DI SÈ. Sintetizzato con: PRIMA IO.
Prima di qualsiasi cosa, prima di qualsiasi giudizio, offerta, suggerimento, gesto, azione, decisione che spesso si traducono in buonismi, carinerie, gentilezze, accondiscendenze, buone intenzioni… “belle” e suadenti manipolazioni… prima di pensare all’altro, rivolgerti all’altro, fidarti dell’altro… STAI SU DI TE.
OSSERVATI. ASCOLTATI. PRENDITI DEL TEMPO PER CHIARIRE CHI SEI E DI COSA HAI VERAMENTE BISOGNO.
Così puoi nutrirti in corpo e spirito e potenziarti per poter – se ci sono i presupposti e te la senti (Strategia e Autorità) – supportare e potenziare l’altro.
In questo senso ricordiamoci anche che la saggezza di un esagramma che si esprime nell’ultima linea, la 6, nel caso della 27.6 ci parla di Cautela.
Attenzione all’abuso della generosità. Saperci proteggere dagli sbilanciamenti verso l’altro mascherati da movimenti di spirito, amore e compassione.
Saggio è essere realisti, ben radicati nella propria verità (ascolto interiore), nel sapere riconoscere e distribuire le proprie capacità nel curare e allevare/educare.

Mi concentro su questi concetti senza divagare in altri aspetti della cura (se posso mi piacerebbe fare un video o prossimamente scrivo qualcosa sul gruppo Telegram di Human Design Counselor) perché dobbiamo sempre ricordarci che, ancora per poco, siamo sempre nel 1° Quarto dell’Iniziazione, il Quarto della Mente dove il proposito si attua attraverso la mente. Sicché quando parliamo di cura e nutrimento ricordiamoci che stiamo parlando innanzitutto della cura e del nutrimento della mente e quindi in esteso dell’anima nella forma. Saper educare la nostra mente a vivere nella forma per maturare consapevolezza.
Il nutrimento non riguarda solo il COSA (cibo, vestiti, riparo, cure mediche, alimentazione….) ma in particolare il COME: attenzione, amore, compassione, dedizione, consapevolezza.
Assodato che ci siano le opportune condizioni per sopravvivere avendo appagate le esigenze del corpo… la vita sta nel saper nutrire correttamente la mente con i giusti principi e valori in modo da poterci ricordare chi siamo (anime immortali) e non perderci nell’identificazione con i limiti della forma.
Come ha ben spiegato Brian Weiss… dobbiamo ricordarci che «Siamo anime incarnate in un corpo fisico per fare un’esperienza terrena».
La cura, l’alimentazione, il nutrimento, l’educazione non possono essere solo materiali, per il corpo, ma anche per la mente, per l’anima, per lo spirito.

In questi giorni concentriamo la nostra attenzione su di noi e sul proposito che ci ha portati qui: prendiamoci cura del corpo così come della nostra mente. In particolare su come viviamo le emozioni. E su come ce le viviamo nelle nostre relazioni. Partendo dalla relazione con noi stessi e le convinzioni della nostra mente identificata.
Le emozioni sono l’espressione visibile delle nostre convinzioni, dei nostri pensieri e sono fondamentali per riconoscere gli schemi che (per lo più inconsciamente) ci dominano.
Come ci suggerisce la Nuova Era, in particolare lì, nel rapporto con le emozioni, va concentrata la nostra cura, la nostra attenzione consapevole: riconoscere i nostri automatismi per poterli trasformare in sane abitudini a supporto della nostra unicità.
Così curiamo e potenziamo noi e di conseguenza l’altro con cui ci relazioniamo.
Curarci vuol dire curare il rapporto con la nostra rabbia, con la nostra tristezza, con la nostra paura, con la nostra euforia, gioia, allegria… col nostro sentire, la nostra sensibilità, ciò che ci rende umani.
Dove curare significa portare la nostra attenzione, consapevolezza. Il nostro animico proposito di ricordarci chi siamo.
Curare significa disidentificarci dalla mente: sanarla dalle credenze e convinzioni che ci sono state inculcate. Pulirla, liberarla dal giogo del Non sé.

O c’è il Sé o c’è automaticamente il Non sé. Se ci siamo noi… non c’è lui.
SE siamo nel sé la cura accade. Se siamo nel non sé accade e si perpetua solo un’illusione, un’ipnosi, un inganno.
Stiamo su questo. Stiamo sull’ESSERCI in quello che sentiamo, pensiamo, agiamo.
Questa è la cura.

Buona cura nel nutrirti col giusto “cibo”: non solo alimenti buoni e sani ma anche con le giuste emozioni, relazioni, attività, interessi, conoscenze, frequenze, ambienti, profumi, sapori, colori, sensazioni… con quello che il tuo Sé riconosce sano, bello, nutriente, potenziante.
Degno e funzionale per essere esperito, vissuto, integrato, ringraziato, onorato e celebrato.

Individualmente Insieme.

 

Ps. 1 Ricordo il sempre valido esempio che ho utilizzato qualche anno fa per lo stesso transito della Porta 27 che sono le indicazioni di sicurezza che troviamo sull’aereo nel momento in cui scendono le mascherine per emergenza depressurizzazione. L’indicazione è prima la mamma e poi il bambino e non viceversa. Questo è il fondamento della cura.
Qui il transito in questione con l’immagine di copertina che ben spiega cosa fare in caso di emergenza.

Ps. 2 In immagine il Leone che, come simbolo, è in linea con i transiti iniziatici in atto. Un chiaro esempio naturale e archetipico di sano egoismo. Di chi nel coraggio di essere sé stesso, nello stare amorevolmente su su di sé, nel sentirsi comodo e rilassato nel proprio potere… porta armonia, forza, rispetto e ammirazione intorno a sé.

Ps. 3 Se ancora ti viene il dubbio su cosa fare e non hai chiaro le varie ispirazioni proposte… comincia a piantare tamarindi come se non ci fosse un domani. Tanti, tanti tamarindi.
Così campi cent’anni… e raccogli i tamarindi!

La valorizzazione della qualità e della sostanza attraverso la cura.
- Porta 27, I Ching del Rave -
La prima legge che emerge dall'impulso dell'ego, è prendersi cura di sé stessi, ma non necessariamente a discapito degli altri. Il potere di prendersi cura di sé stessi.
- Porta 27, in linea 1 (in esaltazione nel Sole); I Ching del Rave -
Just Now 22.4.24
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