AttingiAmo alla profonda intelligenza del nostro corpo

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Salve a tutti,
dal 3 all’8 ottobre il Sole si cala nell’Esagramma 48: la Porta della Profondità; il Pozzo.

La scorsa settimana (vedi transito precedente) il Programma Evolutivo, tramite la Porta 18, ci ha fatto fare esperienza della sfida all’autorità: il confronto con i modelli che ci hanno condizionato (quelli genitoriali in primis) e il potenziale di comprensione di riconoscere ciò che è corretto per noi prendendo le distanze dalle forme di condizionamento esterno. Per sfida all’autorità si intende il bisogno di correggere i modelli che sono stati “rovinati” ovvero condizionati dalle autorità esterne. Il focus qui è correggere ciò che non è corretto: ripristinare il mio gusto per la vita, il senso di cosa mi piace e cosa non mi piace: cosa va bene per me (è sano) e cosa no (è nocivo).
Questo tipo di correzione va applicato in particolare a tutti i nostri modelli comportamentali e relazionali.
Siamo invitati a correggere e migliorare la nostra vita inteso come riallinearci all’autenticità del nostro proprio modello, senza sforzarci di replicarne altri in modo automatico, compulsivo, senza consapevolezza… mossi solo dalla paura di essere esclusi e non sopravvivere.
Nella porta 18 abbiamo contattato il potenziale “problema” che “minaccia” il nostro gusto per la vita… ed è qui nella porta 48 che troviamo la possibilità di una “soluzione”.
La “soluzione” di questa sfida all’autorità e dello sviluppo del potenziale di correzione dei modelli “rovinati” sta nella profondità di comprensione (il pozzo per la tradizione cinese) insita nel nostro corpo.
La profondità di comprensione nei modelli comprovati dall’intelligenza del nostro corpo che sa naturalmente riconoscere cos’è bene e cos’è male per noi: al servizio della nostra sopravvivenza, del nostro Bene-Essere e così al servizio del collettivo, del bene comune.
Come ricorda l’esagramma 48: «senza profondità non si può stabilire il bene comune».
Qui la profondità è intesa come profondità di comprensione dei modelli che vengono sperimentati continuamente – attraverso il nostro corpo – in un focalizzato processo di correzione e miglioramento fino al discernimento di ciò che merita di essere preservato e condiviso.
Nel rapporto con i modelli genitoriali e collettivi siamo invitati a sperimentarli più e più volte finché infine non troviamo il nostro personale modello che garantisce – nell’adesso – dove concentrare la nostra attenzione ed energia per garantire la vita: l’armonia con noi stessi e con l’altro.
Qui si sviluppa la capacità di stabilire la necessaria lunghezza d’onda con i giusti modelli per noi: quelli che ci piacciono, che piacciono al nostro corpo.
Questa naturale formazione dei giudizi, questo stabilire la lunghezza d’onda con i modelli da emulare e condividere – nella profondità del processo di acquisizione – passa attraverso un senso di inadeguatezza.

Come anticipato nello scorso transito siamo entrati ciclicamente nell’autunnale “ciclo di paure” e in questi giorni siamo invitati a contattare la paura dell’inadeguatezza.
L’inadeguatezza di doverci confrontare con certi modelli e arrivare a sfidarli così come l’inadeguatezza di sperimentarli e condividerli.
Un processo che ricorda il passaggio dell’adolescenza quando dobbiamo riconoscere il nostro modello e plasmarlo confrontandoci con i modelli esterni nella difficile transizione tra l’infanzia e la giovinezza che ci traghetta (o dovrebbe farlo) a diventare adulti: nuovi modelli da condividere.
Ci possiamo sentire inadeguati nel confrontarci con l’altro e condividere il nostro gusto, il nostro modello di vita, cosa ci piace e cosa no, come desideriamo vivere. Ci possiamo sentire inadeguati nel confrontarci con l’altro e sottoporci al suo giudizio.
Qui il sentirci inadeguati non è qualcosa di mentale…. è qualcosa di fisico, corporeo: la difficoltà di stare nel proprio corpo, nei propri “panni”; esattamente come un adolescente che si sta formando come adulto e si sente inadeguato nel suo corpo in trasformazione.
C’è questo senso di inadeguatezza ad accedere al mondo degli adulti. Un senso di non sentirsi adeguati, non all’altezza, non completamente preparati a dover seguire – a nostro modo – le orme di chi ci ha preceduto. L’inadeguatezza a diventare “grandi” ovvero responsabili: responsabili di vivere certi modelli, perfezionarli e trasmetterli alle generazioni future.

In questo senso di inadeguatezza è molto facile perdere il focus ed invece che fidarci del nostro corpo finire col seguire la mente identificata.
Questo è il grande rischio di questo passaggio.
Siamo di fronte all’inadeguatezza di vivere e condividere il nostro modello, il nostro gusto/giudizio. E se così accade… siamo persi.
Lontani dal “pozzo”, dalla possibilità di abbeverarci attingendo ai nostri modelli, comprenderne il senso… non sopravviviamo a lungo.
Nella paura del cambiamento, in questa insicurezza, emerge la volontà di controllo della mente che finisce con l’imporre il proprio modello (condizionato) o adattarsi a quello che gli viene imposto per paura. In ogni caso ci perdiamo in balia di condizionamenti esterni, ci perdiamo nelle paure.

La grande saggezza sta nel non perderci nelle paure della mente e rimanere nel corpo. Il corpo sa riportarci naturalmente al presente e ci aiuta sempre a comprendere cos’è opportuno agire in quella determinata circostanza: qual è il modello più performante da seguire.
La profonda intelligenza del nostro corpo ci sta permettendo di sopravvivere da milioni di anni (milioni di anni!): non si può certo sbagliare ed è folle non ascoltare il corpo e preferire seguire la mente che ancora non sappiamo utilizzare (ne usiamo uno scarso 5%) e, in ogni caso, non è costruita per prendere decisioni.

Nei momenti di indecisione, incertezza, quando ci sentiamo inadeguati… fidiamoci del nostro corpo, “gettiamo un secchio” e attingiamo alle sue profonde risorse; fidiamoci del nostro bio-veicolo e onoriamone il funzionamento seguendo Strategia e Autorità.

Buona connessione con il corpo e la sua profonda intelligenza.

Individualmente Insieme.

Ps. in immagine un particolare del Pozzo sacro di Santa Cristina nel villaggio nuragico in provincia di Oristano, Sardegna.
Un pozzo risalente a circa 3000 anni fa che con l’incredibile perfezione delle sue geometrie ci mostra che tipo di “intelligenze” erano già all’opera un tempo; cosa riuscivamo a fare quando eravamo connessi con la natura e la mente era al servizio del sacro, del divino… contribuendo a creare e condividere meraviglie al servizio del Bene Comune.
https://www.pozzosantacristina.com/

Il fondamento necessario e qualitativo che è un prerequisito per stabilire il bene comune.
- Porta 48, I Ching del Rave -
Ingresso Pozzo sacro di Santa Cristina
Visione dall'alto del Pozzo sacro di Santa Cristina
Just Now 3.10.23
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