Grazia o disgrazia

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Salve a tutti,
dal 7 al 12 marzo il Sole ci potenzia con la grazia (o no) dall’esagramma 22: la Porta dell’Apertura; la Grazia.

Dopo i dubbi dell’esagramma 63 (vedi transito precedente) arriva l’esagramma 22 che ci parla di Apertura (sociale) e Grazia.
Pare che il Programma Evolutivo ci voglia indicare che la risposta ai nostri dubbi (precedentemente legati all’esagramma 37 connesso alla famiglia, alla comunità di appartenenza da dove scaturisce la logica che partorisce i dubbi) la possiamo trovare nell’Apertura e nella Grazia che la permette.
L’Apertura, qui intesa “sociale” ovvero all’altro che può accadere solo nel momento in cui siamo aperti a noi stessi.
Il momento in cui apriamo il nostro mistero, la nostra unicità all’altro.

Aprirci internamente, inteso dire accettare, accogliere, ascoltare, ricevere la nostra differenziata unicità per poter accettare, accogliere, ascoltare, ricevere la differenziata unicità dell’altro. Questo movimento interno/esterno ci porta non solo a contattare e manifestare la nostra unicità e il suo conseguente contributo evolutivo (la nostra “visione”, prospettiva, il nostro autentico modo di essere) che già di per sé è la risposta a tutto… ma anche a connetterci con l’altro e far in modo che così l’altro possa trovare le sue risposte e condividercele; possibilmente aiutandoci a risolvere i nostri eventuali dubbi o, di sicuro, potenziando/arricchendo il nostro sapere con la sua diversa prospettiva/conoscenza.
Non c’è nulla di più potenziante di confrontarci con la nostra verità e poterlo fare confrontandoci con la verità dell’altro.
Questa “miracolosa” apertura all’altro (che come è stato detto è in primis apertura a se stessi) è possibile solo se siamo nel giusto – rilassato – stato d’animo che ci predispone appunto ad essere in pace con noi stessi e, per questo, in pace con l’altro e pronti a riceverlo, manifestando il nostro Sé.
Questa manifestazione “pacifica” del nostro Sé, ovvero questo stato rilassato interno senza resistenze, è ciò che possiamo definire Grazia… il così detto “stato di grazia”; quello stato di beatitudine che ci avvicina al divino e che, in modo molto “terreno”, riguarda la nostra chiarezza interiore: la capacità di viverci il momento osservando i pensieri e le emozioni che ci attraversano senza attaccarci e farci dominare/possedere da questi pensieri ed emozioni.
Fondamento di questo processo è l’umiltà intesa come la capacità di saper stare al proprio posto e accogliere ciò che siamo senza farcene un problema; ovvero senza che l’altro inteso l’altra persona, situazione ma anche la nostra stessa mente identificata (in pratica tutto ciò che non siamo) possa interferire con il nostro interno stato naturale di Grazia/Armonia.
Di fatto o si tratta di grazia (nel momento in cui siamo connessi al nostro Sé, centrati su di noi, rilassati in ciò che siamo ) o si tratta di disgrazia (quando siamo disallineati dal nostro Sé, persi nelle nostre identificazioni: dominati dalle paure e dai giudizi di ciò che dovremmo essere e dovrebbe essere l’altro, di cosa dovremmo fare e dovrebbe fare l’altro, di come le cose dovrebbero essere secondo le limitate prospettive della nostra mente identificata).
La disgrazia è sempre presente quando non siamo in armonia e non accettiamo quello che c’è e siamo.
Specificatamente nel momento in cui non accettiamo quello che c’è, come ad esempio il dolore, la delusione, l’amarezza, la frustrazione, la rabbia, il fatto che la realtà non sia esattamente corrispondente alle aspettative e bisogni della nostra mente, questo si trasforma automaticamente in sofferenza e ciò è l’essenza della disgrazia = separati dalla Grazia = separati da Dio (Sé).

In questi giorni siamo sollecitati a fare esperienza di grazia e disgrazia.
Stiamo dunque ben attenti e presenti ai nostri stati d’animo, in particolare se abbiamo occasione di interagire con l’altro.
Regola fondamentale: non diamo per scontato di essere disponibili ad interagire con l’altro. Ascoltiamoci bene. Prendiamoci il giusto spazio di ascolto prima di interagire e relazioniamoci solo quando siamo certi di essere – veramente – disponibili ad aprirci all’altro = siamo rilassati, in uno spazio di pace.
Se non siamo rilassati non possiamo aprirci e se ci forziamo a farlo dobbiamo essere consci delle conseguenze/resistenze ovvero pronti ad affrontare la possibile delusione, amarezza, rabbia, nel sentirci fraintesi, rifiutati dall’altro.


Temi su cui portare attenzione in questi giorni:

grazie/disgrazia: azioni e comunicazioni di spirito (Sé)  o no (Non sé).
apertura/chiusura all’interazione – bisogno di ritiro in solitudine, riposo.
movimento umorale che può indurre a opprimerci o reagire: agire ed interagire quando siamo rilassati/in pace. PAZIENZA e ATTESA PER LA CHIAREZZA.
– possibili fraintendimenti e litigi, scoppi di rabbia se non si interagisce da uno spazio di chiarezza e si reagisce in modo compulsivo. PAZIENZA e ATTESA PER LA CHIAREZZA.
– possibile visita della malinconia che invita a stare su di sé. Accogliere la malinconia che porta introspezione e creatività. PAZIENZA e ATTESA PER LA CHIAREZZA.
paura del silenzio (che non ci sia nulla di potenziante da vivere, non ci sia  possibilità ci crescita nella consapevolezza) che porta a chiudersi o a forzare il confronto per evitare il silenzio.
silenzio e buona musica: musica piacevole e nutriente per lo spirito che supporta l’introspezione e il rilassamento.

Buon rilassato ascolto della tua chiarezza per una manifestazione autentica e potenziante di ciò che sei.

Individualmente Insieme.

Una qualità di comportamento più adatta a gestire situazioni mondane e triviali.
- Porta 22, I Ching del Rave -
Just Now 7.3.24
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