Lascia il vecchio e tuffati nel nuovo

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Salve a tutti,
dal 7 al 13 luglio il Sole spinge a nuovi inizi nell’Esagramma 53: la Porta degli Inizi, Sviluppo.

Dopo l’esperienza proposta dal Programma Evolutivo della provocazione di spirito (vedi transito precedente), una volta che il nostro spirito è stato – si spera – opportunamente sollecitato, ridestato, galvanizzato… la tappa successiva è iniziare un nuovo ciclo esperienziale sulla base di questo rinnovato spirito; che ci si augura più in contatto con la propria verità/unicità, con l’amore a se stessi.


Sulla frequenza dei nuovi inizi mi sovviene di precisare che l’analisi dei transiti da me proposta, non è in mera funzione di analizzare un ristretto periodo di tempo (in genere 5 giorni) ma – sulla base dei transiti planetari e i loro condizionamenti – condividere degli stimoli di riflessione validi sempre, in ogni momento dell’anno e che, di volta in volta, di settimana in settimana, sono semplicemente maggiormente sollecitati in particolare dal condizionamento del Sole ed il suo moto.
Quello che in pratica analizzo, dal mio personale punto di vista, sono degli aspetti che in quel momento che ne parlo sono particolarmente presenti nel “campo” (in quanto attivati dal Sole che ci influenza maggiormente), in modo che – se siamo accorti – ne possiamo fare particolare attenta esperienza ed evitare così di subirne un condizionamento “passivo”.
Tuttavia gli stimoli riportati non sono esclusivamente in azione solo nel determinato periodo in esame ma sono potenzialmente validi sempre, filtrati ognuno con la propria sensibilità in relazione a ciò che sta vivendo. Specie se l’esagramma o gli esagrammi, presi in esame, sono presenti nel proprio bio-veicolo/Disegno.


Premesso questo, come nuovo inizio all’approccio dei transiti, in questi giorni possiamo sentirci spinti a nuove esperienze.
Possiamo percepire nell’aria una spinta a cambiare, a iniziare qualcosa di nuovo, a scoprire qualcosa di diverso. O no.
Il che può comportare:
– da una parte il piacere di cambiare, che qualcosa cambi
e
– la paura di cambiare e il dolore che può portare un cambiamento.

Questo transito ci spinge a fare esperienza e ricordarci che – nella vita – tutto cambia, tutto è transitorio.
Nella vita tutto cambia, tutto è transitorio!

Qui, nei limiti della forma, la vita segue dei cicli, ha un movimento ondivago, a spirale; continua a ripetersi in modo ciclico per permetterci di maturare in noi consapevolezza e “avvitarci” sempre più in profondità (o no) nei meandri dei Grandi Misteri.
Innanzitutto del Grande Mistero che incarniamo.
Ma per svelarlo questo nostro Grande Mistero (chi siamo veramente) abbiamo bisogno di cavalcare l’onda, le esperienze. Qui, nei limiti della forma.
E, di base, riconoscere che tutto è in continuo movimento tra gli estremi: fuori e dentro di noi. Quel “fuori” che rispecchia il nostro “dentro” e che è determinato dal nostro “dentro”, dalla nostra soggettività: il “nostro” modo unico di osservare/esperire le cose.
Siamo chiamati ad accogliere questo mutante e mutativo aspetto della vita e (come già visto nei transiti della Porta 15) fluire senza soffermarci in nessuno dei vari estremi in cui ci imbattiamo.
E qui risiede la nostra sfida, il lavoro evolutivo su cui investire le nostre attenzioni ed energie: il fluire.
Che, specie sotto questo transito con i suoi Nodi Lunari, significa saper lasciare andare.
Rivedere il nostro passato, tenere ciò che ci è utile nel presente e lasciar andare ciò che ci sta pesando: lavori, relazioni, oggetti, ricordi, credenze, convinzioni, giudizi…

Per natura siamo qui a fluire, a scorrere nella vita guidati dal nostro bio-veicolo, saggiamente direzionati all’Armonia/Amore.
Tuttavia siamo costantemente (e sempre più in modo accelerato) interferiti dall’identificazione con la mente separatrice (Non sé) che costantemente dirotta la nostra naturale Direzione.

Su ispirazione degli attuali transiti – per aumentare la nostra vigilanza a “non cadere in tentazione”- esaminiamo alcuni modi che il Non sé adotta per dirottarci, specie in questi giorni:

–  PAURA DEL CAMBIAMENTO
– ATTACCAMENTI (al passato)
– DESIDERARE RIVIVERE IL PASSATO
– FUGA DAL VECCHIO
– ASPETATTIVE, DESIDERI, FALSE SPERANZE
– FRETTA, SBILANCIAMENTO EMOZIONALE (“tutto subito”)
– NON ACCETTARE LE CRISI (sentimentali)
– IDEALIZZAZIONE (del passato)

–  PAURA DEL CAMBIAMENTO
facile provare paura e conseguente resistenza verso ciò che non conosciamo ed è diverso rispetto le nostre tradizionali convinzioni.
Possiamo trovarci ad essere scettici e dubbiosi di fronte ad una novità, un atteggiamento sconosciuto, un nuovo modo di fare, un problema inaspettato.
Il che di per sé non è male se non ci lasciamo condizionare dai depistanti ragionamenti della mente invece che privilegiare il nostro sentire.
Di fronte al cambiamento non ha senso opporre resistenze e chiedermi Perché? Come mai? Perché proprio a me? Di chi è la colpa? Ce la farò? ecc.
Ciò che ha senso è – fermarmi e – chiedermi: Come mi sento di fronte al nuovo? Che sensazioni mi si muovono dentro? Sento paura? Dove la sento nel corpo? 
SE sento paura, allora porto Presenza in quel punto del corpo in cui sento la paura e lascio che la paura si trasformi alla luce della mia presenza.
Mi ritiro, mi prendo il mio tempo e sto a vedere cosa emerge: quali resistenze interne mi vuole mostrare quella paura.
Ricordiamoci che una delle parole chiavi di questo Tempo è ACCOGLIENZA. Considerando che – per Legge Naturale – tutto cambia, a rifletterci bene, non c’è nulla di più insensato di avere paure nei confronti dell’inevitabilità del cambiamento e di conseguenza resisterlo.
Il cambiamento è inevitabile. Non posso che accoglierlo. Ogni tentativo di cambiare (all’esterno) ciò che c’è porta resistenze e sofferenze.
Il punto non è farci congelare dalla paura continuando a ragionare sul perché è accaduto tale cambiamento. Il punto è prendere atto che qualcosa è cambiato e chiedermi: Adesso cosa posso fare? Come posso vivermi al meglio questo cambiamento?
Ed una volta chiarito in me cosa fare – in accordo alla mia Strategia e Autorità – lo faccio.
Trasformo quindi la paura in carburante per alimentare l’auto-osservazione al fine di maturare nuova consapevolezza.

– ATTACCAMENTI (al passato)
Se rimaniamo agganciati alla paura è facile che ci attacchiamo al vecchio, al già noto e conosciuto: quello che in qualche modo conosciamo già e di cui siamo sicuri. Così come è anche facile che quella stessa sicurezza che ci fa sentire protetti, sia in realtà una pericolosa zona di comfort in quanto se non siamo ben radicati nell’adesso – ci attacchiamo ad un passato (sia nel bene che nel male) che non ritorna più e che quindi, in un mondo in continuo cambiamento, ci porta a disconnetterci con quello che sta accadendo, scontrandoci con resistenze che ci causano sofferenza.
Attenzione ad attaccarci al passato. Il che è facile che accada specie per quello che riguarda i sentimenti (Nettuno è nella Porta 36, Oscuramento della Luce, Crisi): le struggenti passate relazioni sentimentali, i favolosi ricordi di infanzia, la nostalgia dei bei tempi andati, le micidiali foto ricordo cercate o trovate sui social. Soprattutto i ricordi degli ex-compagni/e, delle persone con cui siamo stati in intimità, chi abbiamo amato/desiderato, che tornano a sedurci nei nostri ideali plastificati ed edulcorati ricordi accompagnati dalle canzoni di Battisti e Baglioni o di altri nostalgici malinconici cantanti ma sono in realtà putridi non-morti che riemergono dal terreno della nostra memoria pronti ad afferrarci e divorarci con la colonna sonora di Profondo Rosso in sottofondo.

Sia che i ricordi siano piacevoli o dolorosi sono pur sempre degli incantesimi che – se non siamo vigili – ci imprigionano in dimensioni fatate, sognanti o in incubi che ci rapiscono dalla realtà col solito finale di sofferenza.
Teniamo a cuore le nostre esperienze e maturiamone il senso, arrivando però al punto di lasciarle andare per poterci aprire ad altre esperienze, a nuove opportunità di crescita. Se ci infogniamo e stagniamo nel passato, persi nei ricordi di ciò che non è più, non abbiamo modo di emergere e liberarci nel presente (l’unica dimensione che esiste e in cui ci possiamo realizzare).

A questo punto se siamo stati catturati dalla paura del cambiamento e ci siamo attaccati al passato, con l’illusione di liberarci possiamo incorrere nel

– FUGIRE DAL VECCHIO sulla base di ASPETTATIVE, DESIDERI, FALSE SPERANZE che di FRETTA ci SPINGONO A SPERARE CHE QUALCOSA CAMBI togliendoci così dalla CRISI in cui ci percepiamo.
Ed ecco che, nel sentire che c’è bisogno di un cambiamento ma nell’essere sconnessi col nostro sentire e quindi non sapendo come procedere se non col solito pensare e rimuginare, ci lasciamo persuadere dalle fascinazioni mentali che ci spingono a fare qualcosa: qualsiasi cosa pur di toglierci dal dolore che la situazione ci crea; qualsiasi cosa pur di rivivere quei passati momenti felici da barattare subito con l’attuale dolore.
Ed è qui facciamo delle grandi cazzate. Cazzate inteso come esperienze non trascendenti e funzionali ma dispersive e inconcludenti.
Che continueranno ciclicamente a ripetersi finché non maturiamo consapevolezza da queste esperienze per poter poi accedere a nuove esperienze attinenti al nostro livello di coscienza: a ciò che ci serve per Ricordarci Chi Siamo.
A tal fine ricordo che un’altra trappola dell’esperienza umana, oltre a quella di DESIDERARE RIVIVERE IL PASSATO, è quella di cercare di fuggire il presente IDEALIZZANDO IL PASSATO E PROIETTANDO UN FUTURO PIÙ DESIDERABILE DA CIÒ CHE STIAMO VIVENDO NEL PRESENTE.
Come detto più volte, non è possibile evitare il dolore (che fa parte integrante della vita e senza cui non avremmo chiara l’esperienza del piacere), così come non è possibile evitare gli errori. La trascendenza non sta nel vivere un’ “ideale perfezione” e  non fare più errori (disumanizzarci) ma nel non fare sempre gli stessi errori.
Questo ci è utile per non cadere in continue delusioni che, alla lunga se non opportunamente comprese ed integrate, ci inducono alla depressione.
Quella depressione che, nonostante il disagio che porta, (e proprio grazie a questo disagio) interviene “salvifica” a mostrarci che ci siamo incastrati in una zona di comfort e ci spinge ad uscirne.

Per evitare e/o uscire da queste trappole mentali, una delle lezioni importanti portata dal transito, è quella di SAPER ENTRARE CORRETTAMENTE NELL’ESPERIENZA al fine di PORTARLA A TERMINE in modo da consapevolizzarci ed evolvere senza ripetere i soliti errori.
Per questo è necessario allenarci nella PAZIENZA PER SAPER ASPETTARE DI AVERE CHIAREZZA E DECIDERE di intraprendere la giusta esperienza. Senza pressione. Senza fretta. Senza aspettative.
LA PAZIENZA, LA CALMA, il SAPER ATTENDERE – che implica la pratica di Strategia e Autorità – ci predispone all’ASCOLTO INTERIORE che permette di abbassare/azzittire il confuso e depistante chiacchiericcio mentale e far emergere la CHIAREZZA che ci rende liberi di decidere senza farci condizionare.
Quella CHIAREZZA/PRESENZA che ci permette di sapere cos’è utile tenere del passato e cosa lasciar andare per saperci muovere nel presente.

Uno dei motti dell’esperienza è “Ogni cosa a suo tempo”. Non c’è da avere fretta. Quel che è giusto per noi, arriva… al suo giusto tempo.
Perseveriamo nella fiducia della nostra Strategia e Autorità, diamoci il tempo per ascoltarci e decidere consapevolmente della nostra vita onde evitare di subirla e agire di fretta in modo automatico.
Il tempo è ciclico come il piacere ed il dolore. Stiamo calmi e tutto passa. Deve per forza accadere qualcosa. Come si dice nel celebre film Il Corvo: “non può piovere per sempre”.
Prendiamoci il tempo e immoliamolo alla nostra consapevolezza in modo da strutturarsi per creare basi solide per nuove esperienze.
Se non abbiamo chiarezza, evitiamo di agire ed interagire. Aspettiamo in fiducia che la chiarezza emerga da dentro di noi.
È meccanico. Ci serve solo il tempo di connetterci con il nostro Sé e poi le soluzioni arrivano.
Stiamo con quello che c’è. Inutile pretendere il Sole a mezzanotte. Intanto goditi la Luna. Il Sole arriverà.
PAZIENZA E FIDUCIA. In noi stessi, nel nostro bio-veicolo che ci connette alla Vita.

Lascia il vecchio e tuffati nel nuovo. Prestando ATTENZIONE, come recita il detto, a non buttar via il bambino con l’acqua sporca.

Buone nuove esperienze guidati dal proprio Sé. In costante “vigile attesa e consapevole azione”.

Individualmente Insieme

 

Sviluppo come una progressione strutturata che è costante e durevole.
- Porta 53, I Ching del Rave -
Just Now 7.7.23
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