Missione di Gioia!

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Salve a tutti,
confido abbiate passato un Buon Natale e vi stiate godendo queste Feste Natalizie in buona compagnia… innanzitutto di voi stessi.
Dal 26 al 31 dicembre il Sole ci spinge dall’esagramma 58: la Porta della Vitalità, il Gioioso.

Il transito appena trascorso del Sole nella Porta 10 (vedi transito precedente) ci ha parlato di Amore incondizionato invitandoci a riconoscere l’Amore a noi stessi e procedendo in tale Direzione. Nelle prossime settimane, proprio per procedere in questa Direzione d’Integrità, il Sole attraversa ben sette porte di pressione (di cui sei del Centro della Radice), in modo da darci la spinta propulsiva per procedere nella nuova vita, nel nuovo ciclo.
Sicch̩ Рprepariamoci Рche le prossime settimane saranno fortemente adrenaliniche portandoci a particolari stati di fermento in funzione del nuovo anno che arriva.
[ricordo che per Human Design il nuovo anno non inizia il 1 gennaio ma in genere verso il 22 gennaio quando il Sole entra nella Porta 41].
Ed iniziamo questa propulsione vitale sull’attuale frequenza della Gioia.
La Gioia di correggere, migliorare, perfezionare un modello di vita che possa sempre più garantire la sopravvivenza del collettivo per una vita comune sempre più quieta e beata (ovvero in cui ci siano sempre meno insoddisfazioni e stress).
A ben pensarci, niente di più “umano”, verso la conclusione di un ciclo, che poterci focalizzare a migliorare il prossimo in imminente arrivo.

In questi giorni che seguono il Natale siamo stimolati, a livello planetario, a condividere la gioia di vivere e l’energia per generare una “vita migliore”.
Detta così è davvero un bel proposito. Il punto è che finché non siamo davvero consapevoli di cosa sia per noi una “vita migliore”, finché quindi non sappiamo COSA migliorare e COME nel nostro modo di essere… questo che chiamiamo “proposito”, altro non è una programmazione.
Siamo programmati ciclicamente a migliorarci ma questo “migliorarci” non è detto che sia in funzione evolutiva o quanto meno che a evolvere sia automaticamente la nostra consapevolezza.
Su questo è necessario fare una riflessione: giusto per non dare per scontata qualcosa di così vitale come la gioia.
Il Programma Evolutivo, questo gran furbone a cui, mi viene di dire, è ispirato l’Archittetto nel film Matrix (Matrix Reloaded), punta alla massima efficienza del Sistema che necessita del nostro contributo di “pile”/batterie per alimentare se stesso. Come ben sa chi ha visto la Quadrilogia di Matrix, il Sistema, per avere da noi la massima costante produttività (senza problemi), ha necessità di tenerci illusi in una qualche forma di piacere e di esercizio del libero arbitrio.
Ed ecco qui  il ruolo della gioia, di per sé intesa come la spinta a trovare la soddisfazione quando siamo focalizzati in qualcosa che ci piace. Che, al servizio del Sistema, diventa una spinta a distrarci e anestetizzarci in una continua ricerca di piacere. Dove sei perfettamente libero di fare quello che vuoi, in base a quello che vuole il Sistema/la Matrix.
Niente di male in effetti se la massima ambizione è essere delle “pile” super energetiche e far procedere e vincere il coniglietto della Duracell come nelle pubblicità in televisione.
Ma… è tutto qui il potenziale della gioia? A questo serve?
Perché se avete seguito sin qui il ragionamento anzidetto… con la gioia, vissuta in questo modo (in sintesi alla ricerca del quieto vivere), si sopravvive, si sta bene, si è felici e contenti ma ciò non significa poterci accorgere che siamo imprigionati in Matrix.
Non ci possiamo accorgere di essere dentro un’illusione finché noi stessi – inconsapevolmente – alimentiamo quell’illusione distratti dal cercare la felicità all’esterno.
Come in ogni cosa ci sono sempre vari livelli. Livelli che dipendono dal nostro individuale livello di coscienza: cosa riusciamo a comprendere della realtà esterna, in proporzione alla nostra comprensione della realtà interna.
Considero interessante riflettere sul fatto che proprio la ricerca individuale di migliorare la propria vita ed essere sempre più soddisfatti, felici e contenti è ciò, specie in questi tempi, che ci sta procurando incredibile stress e preoccupazioni, inducendoci ad essere sempre più frustrati, tristi e sconsolati.
In pratica il motore propulsivo che ci dovrebbe far decollare in alto è quello che ad un certo punto ci fa precipitare incastrandoci in un circolo vizioso.
Il voler essere sempre più soddisfatti diventa insoddisfabile creando una frustrazione tale da arrivare talvolta fino alle estreme conseguenze di “spegnere” il motore.
Oppure se non si arriva a voler spegnere il motore… ci si apre ad altre possibilità. Ma questo presuppone cercare da altre parti: osservare con nuovi occhi.
Cominciare a renderci conto che c’è altro e iniziare una ricerca personale: nuovi modi di sperimentare la gioia “scavando nelle nostre profondità“.
Tuttavia, anche in questo caso, ci possiamo beatamente, o meglio diabolicamente, perdere nei meandri di una ricerca infinita verso l’illuminazione che punta sempre al raggiungimento di qualcosa in un tempo futuro: agire in funzione di ciò che potrebbe accadere. Ovviamente perdendo di vista la possibilità di vivere l’adesso.
Di fatto è nell’adesso che possiamo davvero sperimentare la gioia ed è proprio questa comprensione a creare la gioiosa ricerca dell’illuminazione.
Ricerca che presenta un unico punto di arrivo ma infiniti modi di mancarlo finché non si mantiene la concentrazione su quello che c’è continuando a giudicare il presente come qualcosa di imperfetto e mancante.
Quand’è che possiamo accedere alla vera gioia, alla vera quiete?
Quando ci “svegliamo” e ci accorgiamo che non siamo noi a crearci il futuro con i nostri sforzi e quanto meno non lo possiamo creare se quello che facciamo lo facciamo solo per garantirci la nostra sopravvivenza appagando esclusivamente  i nostri interessi.
La gioia vera che è vitalità pura la possiamo contattare solo quando stiamo su di noi e cerchiamo le eventuali soluzioni alle nostre insoddisfazioni dentro di noi, ben focalizzati su quello che c’è. Nel profondo, questa ricerca, se non deviamo in altri spazi e tempi, ci porta a concentrare la nostra energia sulla nostra Essenza e a comprendere che se ce la facciamo (e possiamo farcela!) ce la possiamo fare solo insieme, uniti. Uniti dentro per essere uniti fuori.
La gioia si rivela così essere carburante per mettersi al servizio del collettivo. La vera Gioia, quella che davvero ti rende beato è quella che fa agire con Spirito al servizio del Bene Comune: qualcosa di più grande e nobile che la propria pancia, brama e paura.
La gioia sta nel dissolvimento dell’ego; nel trascendere l’attaccamento alla materia ma senza doverla negare bensì usare in modo funzionale affinché sempre più consapevolezza possa diffondersi. Non perché lo si vuole ma perché così accade. Questo accade quando contatti lo Spirito, quando veramente riconosci che quegli stessi limiti tanto temuti che si è cercato di evitare ed eliminare invece sono stimoli evolutivi per poter riconoscere sempre più chiaramente che c’è altro, tanto altro di più grande rispetto a quello che può percepire la nostra mente. Qualcosa di così immenso e incontenibile con cui non riusciamo più ad illuderci ed identificarci e non possiamo che ritrovarci ed espanderci in un profondo senso di riconoscenza e gratitudine nel sapere – in Essenza – che siamo parte integrante e attiva di un TUTTO, di un UNO in cui ogni cosa ha un senso esattamente così com’è, per com’è.
Una sensazione estatica, di beatitudine, che ti porta a non sentire più i limiti del corpo, della fatica, del dolore e a vedere tutto come sensato, armonico, perfetto; frutto di qualcosa di inevitabilmente divino e amorevole. Quella sensazione tipica dei santi disposti a tutto, anche alla morte, pur di non rinunciare o rinnegare una tale simile indicibile Bellezza e Consapevolezza.
Interessante “coincidenza” che il giorno in cui capita questo transito sia il giorno di Santo Stefano in cui si celebra il primo martire cristiano.

Questa gioia, beatitudine, consapevolezza attribuita generalmente ai santi è in realtà esperibile da chiunque. Da chi, come coloro che prima di diventare santi, si sono lasciati guidare da tale “Forza” e si sono messi al servizio.
Questa è autentica Gioia. La gioia del donarsi: dell’accogliersi e donarsi per ricevere e ridonarsi.
Una Gioia cristica. Che il Cristo ci ha mostrato con l’esempio dove poi i santi ne hanno, a loro modo, seguito il modello.
Un modello che si mostra – potenzialmente – in ogni lavoro, servizio, professione d’aiuto, comportamento ove vi sia Spirito.
Quello Spirito Gioioso che ci porta la magia del Natale: una magia che possiamo ciclicamente contattare e viverci in ogni momento, ogni volta che siamo concentrati su di noi e ci impegniamo a non voler altro che essere soddisfatti di quello che siamo e facciamo.
Lasciandoci pervadere e guidare da questa “Forza”. Presenti nell’agirla e godercela.
Al servizio del bene supremo (il Sé). O se vogliamo… in Missione per conto di Dio.
Poiché quando appare la Gioia… Lei viene con un suo ritmo, una sua musica, una sua danza.
Il corpo non può stare fermo… qualcosa di bello ed energico deve manifestarsi!
In qualsiasi circostanza, nonostante tutto.
Come ci hanno insegnato gli schiavi nelle piantagioni di cotone che hanno voluto mantenere vivo il loro Spirito nel corpo col Blues.
Ricordiamoci che essere schiavi o essere liberi è una decisione e, specie in questi tempi, apriamo ben e gli occhi perché il voler essere liberi a tutti i costi, pretendere la libertà, sacrificarsi per godere di certe libertà, lottare e fare guerra per la libertà … è proprio ciò ci rende schiavi.
Se ciò che fai non lo fai con Spirito… non potrai mai essere libero.

Buoni giorni di rilassamento e raccoglimento nella gioia di essere quello che sei.
Ricordandoti che sei qui per goderti la vita.
La vita vera… quella fuori da Matrix.

Individualmente Insieme.

 

"La stimolazione è la chiave della gioia".
- Porta 58, I Ching del Rave -
Just Now 26.12.23
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