Avere ragione o essere felici nel seguire la propria verità?
“Immaginiamo una situazione molto comune: stiamo discutendo con un amico e siamo convinti di avere ragione. Dal nostro punto di vista, se noi abbiamo ragione, l’altro deve necessariamente avere torto. È il modo di pensare tipico della dualità: o è vero questo, oppure è vero quello.
Eppure, spesso, l’intensità emotiva che mettiamo in una discussione è del tutto sproporzionata rispetto alla questione di cui stiamo parlando. A un livello più profondo e inconsapevole, infatti, avere torto può essere vissuto quasi come una minaccia alla nostra stessa esistenza, perché significa sentirsi negati dall’altro.
Finché la nostra identità dipende dal riconoscimento esterno, anche una semplice discussione può assumere un’importanza enorme. È per questo che possiamo sentire un bisogno così intenso di dimostrare di avere ragione e che sia l’altro a sbagliare.
Ma più cerchiamo di dimostrare all’altro che ha torto, maggiore diventa l’attrito e più ci allontaniamo proprio da ciò che desideravamo ottenere. Pensiamo che, riuscendo finalmente a dimostrare le nostre ragioni, l’altro ci comprenderà, ci accetterà e tornerà ad amarci.
Quando questo non accade, invece di mettere in discussione il nostro modo di affrontare la situazione, spesso insistiamo ancora di più. Pensiamo semplicemente di non essere riusciti a dimostrare abbastanza bene di avere ragione. Così la distanza aumenta, cresce l’ansia e utilizziamo sempre più energie per vincere la battaglia, fino al punto di ferire noi stessi e l’altro e agire contro il nostro stesso interesse.
A quel punto ci troviamo davanti a un nuovo dilemma: continuare a combattere oppure cedere per evitare una rottura. Ma se continuiamo a vedere la situazione soltanto attraverso la contrapposizione tra giusto e sbagliato, anche cedere può sembrarci una perdita della nostra dignità. Rimaniamo così intrappolati tra due possibilità: combattere o sottometterci.
Entrambe generano tensione, paura e sofferenza.
Esiste però un’altra possibilità.
Possiamo domandarci sinceramente:
«Qual è la verità di questa situazione?»
Nel momento in cui siamo più interessati alla verità che a dimostrare di avere ragione, qualcosa cambia”.
Nel momento in cui siamo più interessati alla verità che a dimostrare di avere ragione, qualcosa cambia.
Anche quando tutte le circostanze sembrano confermare il nostro punto di vista, possiamo essere disponibili a metterlo in discussione e chiederci se ciò che vediamo rappresenti davvero tutto ciò che c’è da vedere.
Non è necessariamente una questione di aut aut. Può esserci qualcosa di giusto nel punto di vista dell’altro e qualcosa di sbagliato nel nostro: aspetti che fino a quel momento non avevamo visto, semplicemente perché la nostra attenzione non aveva neppure contemplato quella possibilità.
Quando siamo disposti a guardare in questa direzione, possiamo scoprire qualcosa di molto diverso sia da ciò che speravamo sia da ciò che temevamo.
Possiamo accorgerci di non avere tutta la ragione che pensavamo di avere, senza per questo essere completamente nel torto. E lo stesso vale per l’altro.
Cominciamo allora a vedere aspetti della situazione che prima ci sfuggivano. Possiamo comprendere come sia nato il conflitto, cosa lo abbia alimentato e quali dinamiche fossero già presenti nella relazione prima ancora che emergesse apertamente.
Attraverso questa comprensione impariamo qualcosa non soltanto sul conflitto, ma anche su noi stessi, sull’altro e sulla natura della relazione. Più la nostra visione si amplia, più possiamo sentirci liberi, forti e sicuri.
La possibilità di uscire dalla contrapposizione nasce quando lasciamo andare il bisogno di vincere, di separarci, di sentirci speciali, di avere ragione e di pretendere che le cose vadano necessariamente come vogliamo noi.
Questo non significa arrendersi, sottomettersi o rinunciare a se stessi.
Significa imparare ad accogliere ciò che la vita ci presenta, anche quando non corrisponde a ciò che avremmo desiderato, aprendoci a una verità più ampia di quella che il nostro punto di vista individuale riesce inizialmente a vedere.
Fonte e riferimento
Rielaborazione italiana fedele, a cura di Alberto Sturiale, di un estratto da:
Eva Broch Pierrakos, Unity and Duality (Unità e dualità), Pathwork Guide Lecture n. 143, 13 maggio 1966, Pathwork Foundation.
Profonda gratitudine alle parole illuminanti di questa Guida e a quell’intelligenza del cuore che ci invita a incontrare noi stessi e l’altro con maggiore verità e armonia.
La mia verità non ha bisogno di diventare la tua
Nel bel testo della Pierrakos si parla del bisogno di dimostrare a un amico di avere ragione. Ma sappiamo bene che questa dinamica non riguarda soltanto l’amicizia.
La incontriamo con il partner, in famiglia, sul lavoro. Potenzialmente in ogni relazione nella quale l’incontro con l’altro mette in discussione ciò che crediamo vero.
Ed è proprio qui che la relazione può diventare uno straordinario spazio di consapevolezza.
In questi mesi sento ancora più importante approfondire questo tema. Anche Human Design ci offre una chiave interessante: dall’inizio di agosto all’inizio di novembre attraversiamo il Quarto della Dualità, una fase del ciclo annuale dove il proposito esistenziale si attua attraverso i legami e le relazioni.
Ma, al di là dei transiti planetari, la relazione rimane uno dei luoghi fondamentali dell’evoluzione umana, individuale e sociale.
Il dilemma è ancora una volta questo: vogliamo avere ragione o siamo disponibili a incontrare la verità?
Cercare di imporre le nostre credenze spesso significa non accorgerci nemmeno di quanto possano essere condizionate.
Crediamo che quello che diciamo sia la nostra verità e siamo persino convinti di dare il nostro meglio all’altro, quando in realtà non ci rendiamo minimamente conto che siamo condizionati a pensare in un certo modo.
E non ci accorgiamo di quanto siamo condizionati a voler influenzare l’altro con idee… che non sono neanche davvero nostre.
Nel mio percorso personale e nel lavoro con le persone mi sono accorto sempre più di quanto il bisogno di avere ragione possa allontanarci da noi stessi e dagli altri.
Seguire la propria verità è qualcosa di molto diverso dal voler dimostrare che sia quella giusta.
Confrontarci con la nostra verità significa imparare ad ascoltarci, riconoscere ciò che è corretto per noi e, nello stesso tempo, lasciare all’altro la libertà di fare altrettanto.
Human Design mi ha aiutato profondamente a comprendere e sperimentare questo passaggio:
la mia verità non ha bisogno di diventare la tua per essere vera.
Possiamo essere differenti senza essere necessariamente in conflitto.
Anche questo, per me, è essere…
✨ Individualmente Insieme ✨