La solitudine: che liberazione!

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Salve a tutti,
dal 29 agosto al 4 settembre il Sole si ritira nell’esagramma 40: la Porta della Solitudine; Liberazione.

Come ho già avuto modo di condividere, fino a inizi novembre la tematica che aleggia nell’aria riguarda le relazioni, i legami.
Non sono neanche passate due settimane da quando il Programma Evolutivo ci ha chiamato a ricordarci il nostro abissale Sì alla Vita e a tutto ciò che ci dà soddisfazione; specie il nostro sì a relazioni appaganti in cui ci sentiamo riconosciuti [Porta 29].
Ed è appena trascorso il transito che portava la tematica dell’intimità, del riuscire ad «abbattere le barriere per raggiungere l’unione» [Porta 59].
Eppure in questo contesto di sì all’intimità, sì all’unione, in questi giorni, il Programma Evolutivo ci invita ora a dire “NO”; ci invita a contattare la volontà di rifiutare, di voler essere lasciati in pace, essere lasciati soli.
Ci viene mostrata l’importanza della solitudine. Sì, proprio la solitudine come uno degli elementi fondamentali delle relazioni.
L’importanza in alcuni momenti di ritirarci e stare da soli. Saper dire di no allo stare con l’altro e appagare i suoi bisogni per affermare il proprio a se stessi e appagare i propri bisogni, specie il bisogno di riposo.
Pur amando la compagnia dell’altro, pur nutrendo un forte senso di appartenenza con l’altro ed il bisogno – il piacere – di stare vicini, intimi, ci sono momenti, tuttavia, in cui sentiamo il bisogno di “staccare”, di stare da soli, di prenderci il tempo per noi, per nutrire quella parte di noi che ha proprio voglia di fare quella cosa lì, in quel modo lì, in quel posto lì… senza interferenze, senza compromessi, senza distrazioni. Egoisticamente, piacevolmente soli.

La solitudine, specie dopo uno sforzo, una fatica, un lavoro intenso, è un premio che è importante concederci. Stare soli e goderci le proprie forme di appagamento per recuperare le energie, per riposarci, rilassarci, gratificarci e goderci i frutti del nostro lavoro, dei propri sacrifici.
Quello stare soli che a volte può essere frainteso dal nostro partner, dagli amici, dalle persone care, da chi ha il piacere di stare in nostra compagnia e non comprende il perché noi preferiamo stare soli e fare altro rispetto che condividere e stare insieme ma… in quel momento, quando sentiamo di voler stare soli… è sacro-santo stare soli. Un saggio gesto di sano egoismo che, nel momento in cui ce lo sentiamo, non solo rafforza l’intimità con noi stessi ma anche indirettamente l’intimità con l’altro. Ci sono momenti in cui è necessario sapere dire di no per poter preservare la propria unicità, le proprie energie, la nostra attenzione. Per poterci riposare, ricaricare, ritrovare le forze e poi – quando ce la sentiamo – tornare a condividere, ad interagire, a goderci la compagnia dell’altro.
Nelle relazioni è necessaria questa espressione di sano egoismo, di stare da soli: la volontà di prenderci del tempo per noi, per liberarci da ciò che ci sta appesantendo in quel momento e ci distrae dal prenderci cura di noi stessi. 
Specie in questa società sempre più stressante e frenetica è necessario saperci garantire dei momenti di solitudine.
Solitudine che – va inteso – non è isolamento. 
La solitudine non è isolarsi.
Quando sono solo, voglio essere solo, mi prendo il mio spazio ma sono sempre connesso con l’altro; perché sono connesso con me stesso, con i miei bisogni, i miei principi, sono connesso col mio sentire… e di conseguenza, in quanto sto onorando me stesso, mi avvicino sempre di più a me stesso, alla mia unicità… sto onorando anche l’altro e sono rispettoso della sua unicità. Siamo vicini nell’unicità, uniti nella nostra differenziata unicità.
Quando invece mi isolo, l’isolamento è mentale è qualcosa per cui mi ritiro in quanto non mi sento in armonia con me stesso e di conseguenza con l’altro. In questo senso l’isolamento non è un sano appagamento di un bisogno di stare con me stesso ma una difficoltà, un rifiuto di stare con l’altro in quanto c’è una difficoltà, un rifiuto a stare con me stesso, di accogliermi e amarmi per quello che sono. Nell’isolamento non c’è unione ma separazione.

Una grande lezione da imparare nelle nostre relazioni è di concederci, quando lo sentiamo corretto per noi, di sapere dire di “no”.
La cosa più potenziante individualmente e di conseguenza per tutte le nostre relazioni è la nostra verità.
Non possiamo sentirci in colpa a condividere la nostra verità, a condividere il nostro “no” quando è sincero e scaturisce da un nostro vero bisogno.
Amore è accoglienza: saper riconoscere e accogliere i miei limiti e saperli rispettare e condividere con l’altro: dichiarare fin dove sono disponibile e dove non lo sono più. Nel momento in cui c’è rispetto, c’è amore, c’è accoglienza, l’altro non può che comprendermi e sostenermi.
Certo è che è necessario fare dei patti chiari. Patti chiari con me stesso nel chiarire i miei bisogni, i miei limiti e di conseguenza stipulare patti chiari con l’altro e comunicare come mi sento e di cosa ho bisogno in modo che ognuno possa sentirsi libero di essere e agire in amore a sé stesso.
Se l’accordo è chiaro e va bene… si procede insieme nel rispetto della propria unicità.
Se l’accordo non è chiaro e c’è proposito nel rivederlo per trovare il giusto accordo… si aspetta il momento giusto per rivedere l’accordo e proseguire insieme nel rispetto della propria unicità.
Se l’accordo non è chiaro e non c’è proposito di rivederlo… ci si ferma lì e si prosegue ognuno per la sua strada: liberi e in amore a sé stessi, nel rispetto della propria unicità.

Il problema nasce sempre quando l’accordo non è chiaro, non è stato ben esposto (dentro e fuori di sé) e ci si ostina a proseguire come se nulla fosse pretendendo che l’altro rispetti un accordo che io, per primo, non ho chiaro e quindi non posso rispettare.
Nel momento in cui non mi rispetto (come ad esempio non rispetto i miei tempi di riposo, in genere, non appago i miei bisogni) non posso rispettare l’altro e, in queste condizioni, non c’è la possibilità di creare una sana e appagante relazione ma solo una relazione di dipendenza, una relazione tossica che prima o poi si rivela presentandoci un conto salato. Nel momento in cui, in una relazione, ci si continua a sacrificare sforzandosi di supportare l’altro senza sentirsi supportati o si agisce in modo esclusivamente egoista pensando solo a sé stessi senza il piacere di condividere (isolandosi)… inevitabilmente prima o poi la relazione salta o ci si distrugge nella relazione.
La relazione è sana quando sono in grado di poter dire – amorevolmente – di “no” a quello che non mi va e comunque rimango connesso con l’altro e sento il suo amorevole supporto a rispettare la mia unicità. 
La relazione (in primis con me stesso) è sana quando non ho paura di rimanere solo.

In questi tempi in cui siamo connessi come non mai in modo istantaneo e sempre reperibili dove sembrerebbe impossibile rimanere soli… proprio in questi tempi ci sentiamo soli come non mai. Soli in mezzo a tutti. Con la possibilità di interagire in ogni momento eppure… soli.
C’è davvero tanta paura di rimanere soli e questo ci può spingere a forzarci e forzare le relazioni: a imporci di stare con qualcuno pur di non stare soli e in questo modo non fare patti chiari con le inevitabili conseguenze.
La solitudine non è certo un problema anzi, è un modo per stare con noi stessi e liberarci dai condizionamenti.
Apprezzare la solitudine ci permette di apprezzare ancora di più la compagnia e di essere più selettivi al riguardo: circondarci di giusti alleati che ci rispettano e non ci fanno pesare se abbiamo bisogno di stare con noi stessi.
C’è bisogno di essere più selettivi nelle nostre relazioni. Selettivi non con la mente ma col cuore.
Perché come recita il detto: «meglio soli che mal accompagnati».
È importante, vitale, stare bene con noi stessi. Ogni tanto concediamocelo e liberiamoci da situazioni e persone che non sono allineati con la nostra verità.

Qualche domanda di riflessione in questi giorni.

– Sai dire di “no” all’altro?
– Sai rispettare i tuoi tempi di riposo?  Riesci a prenderti il tuo spazio nella relazione? Condividi con l’altro il tuo bisogno di stare da solo?
– Ti massacri di lavoro e poi ti isoli per recuperare compromettendo la relazione? Arrivi ad essere stravolto e poi hai bisogno di isolarti senza condividere i tuoi bisogni con l’altro o imponendoli all’altro e lamentandoti che non ti comprende?
– Ti vuoi bene? Rispetti i tuoi limiti? Sai riconoscere i tuoi bisogni e comunicarli all’altro?

Sono giorni che parlano anche di amore per il lavoro e spesso di sacrifici che non si riconoscono e mancati riposi e recuperi presi dalla foga di lavorare (per supportare sé stessi e i propri cari). Ricordiamoci che se non siamo chiari con noi stessi nel riconoscimento dei nostri limiti, se non sappiamo dire no quando è il momento di farlo… prima o poi paghiamo cari questi sforzi e questo si ripercuote nelle nostre relazioni, in chi ci ama che paga anche per noi, insieme a noi.
Ognuno si merita quello che si merita e a noi assumerci la responsabilità delle nostre azioni, delle nostre decisioni: per noi stessi e per l’altro.
Il punto è sempre quello: sapere a chi/cosa dire di SÌ e sapere a chi/cosa dire di NO.

Buon proseguimento nel seguire il proprio sentire e il proprio bisogno di stare soli e riposare.

Liberi di essere sé stessi, in comunione col tutto.

Individualmente Insieme.

 

Il punto di transizione tra lotta e liberazione.
- Porta 40, I Ching del Rave -
Just Now 30.8.23
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