Ritornare al proprio Sé

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Salve a tutti,
dal 27 aprile al 3 maggio il Sole torna (e ritorna) nell’esagramma 24: la Porta della Razionalizzazione; il Ritorno.

Con questa porta si conclude il Quarto dell’Iniziazione, detto anche il Quarto della Mente che ha il proposito di iniziare la mente a vivere in armonia nella forma per maturare consapevolezza.
A ben vedere è bizzarro che un ciclo si chiuda con una porta che parla di Ritorno.
Eppure questo “ritorno” è l’essenza del funzionamento della mente umana.
La nostra mente è costruita per ponderare: tornare e ritornare sulla stessa ispirazione (stimolo mentale) fino a trasformare un mistero in qualcosa che può essere compreso a livello razionale e, per tanto, potenzialmente trasmesso all’altro. Sempre per lo stesso meccanismo individuale che porta a potenziarci per potenziare.
Razionalizzo un mistero che mi potenzia nell’aprirmi al nuovo generando in me – potenzialmente – maggiore consapevolezza e, da questo spazio di innovazione interiore, posso potenziare chi interagisce con me e sa cogliere il nuovo che porto nel mio campo.
Razionalizzare è un termine che è spesso considerato negativo per la sua funzione mentale in contrapposizione all’aspetto emozionale, sensibile, “umano”.
Eppure il razionalizzare è una prerogativa squisitamente umana e una facoltà che va nobilitata ed esercitata più che giudicata e, peggio ancora, negata.
Come diceva Ra Uru Hu – il messaggero/fondatore che ha “razionalizzato” Human Design diventando mezzo di comprensione e diffusione di questa innovativa Scienza della Differenziazione – «razionalizzare è un rischio e una prova per lo spirito». 
Un rischio perché è qualcosa che non può essere dimostrato con la logica, con la sperimentazione, né condiviso sulla base dell’esperienza.
Il pensare è un sapere interno/interiore, un mistero che si rivela all’individuo quando si concede di farsi attraversare da questa energia creativa, farla emergere dalle proprie profondità.
Il pensiero non è qualcosa che può essere agito, provato logicamente o dimostrato con l’esperienza. È un potenziale che si manifesta dentro di noi; un processo mutativo naturale e spontaneo che serpeggia in noi portando conoscenza che spinge a trasformare la nostra coscienza e a condividerla attraverso il nostro essere: il nostro modo di percepire e concepire la realtà; il nostro modo unico e differenziato di interagire con la forma. Un modo unico, innovativo e in questo senso provocatorio perché la nostra conoscenza provoca la conoscenza dell’altro; provoca lo spirito dell’altro a mutare, rinnovarsi, ritrovarsi. Una volta espresso un concetto questo concetto è un virus che si diffonde e potenzialmente se attecchisce, si concretizza e muta la forma, mutando il pensiero del collettivo.
Affinché questo processo mutativo accada la nostra mente ha necessità di tornare e ritornare sull’ispirazione iniziale. E ritornare alla forma.
Perché tutto su questo piano si manifesta nella forma. Il movimento del tornare e ritornare infatti si riflette nella creazione di solchi sinaptici dentro i nostri neuroni.
La mutazione per noi accade quando creiamo nuovi “solchi sinaptici”, nuovi modi di pensare che abbiano la forza di uscire dai vecchi solchi profondamente utilizzati con concetti ormai diventati usuali e obsoleti e ricollocarsi in nuovi solchi creati in base alle necessità del momento in funzione del cambiamento in corso. Questo determina l’evoluzione. O l’involuzione se continuiamo a muoverci sempre negli stessi solchi, gli stessi vecchi schemi cognitivi: gli automatismi della mente che ci trasformano in robot o zombie facendoci stagnare nelle così dette zone di comfort.
Realizzare questo cambio, questa mutazione in noi non può essere frutto di una volontà. Non possiamo volere, inteso dire non possiamo sforzarci con la volontà, di addentrarci nel mistero e razionalizzarlo. Possiamo solo attendere che il mistero si riveli a noi sotto forma di ispirazione e, una volta colto, tornare e ritornare su quello stesso stimolo finché naturalmente trova un modo per concretizzarsi nella forma: come pensiero e poi come pensiero razionale atto ad essere comunicato.
E il campo da gioco, il laboratorio, l’orto in cui questo “miracolo” può  accadere è il SILENZIO. Il nostro silenzio interiore: il linguaggio con cui si rivela il mistero e si manifesta la consapevolezza. Quando non siamo ossessionati dalla pressione di dover capire e dover spiegare e ritorna il silenzio in noi… quello è il momento in cui sappiamo. Sappiamo di sapere e sappiamo comunicarlo. Il silenzio è il punto di partenza e il punto di ritorno.
Come sta scritto in alcuni luoghi di ritiro e meditazione: «Nel silenzio Dio ti parla» o «Nel silenzio Dio ti ascolta».  
Nella bellissima Sacra di San Michele in provincia di Torino sta scritto «in silentio et in spe erit fortitudo vestra» = «nel silenzio e nell’attesa voi sarete forti» (vedi foto sotto).
Dove è significativo che spe in latino significhi sia speranza che attesa. Nella silente attesa c’è la speranza che qualcosa accada: che dio ti ascolti, ti parli e che il suo intervento ti fortifichi.
In un tempo in cui è sempre più difficile trovare il silenzio, in cui in ogni casa, bar, luogo pubblico c’è una televisione accesa o una musica di fondo che veicola messaggi non proprio edificanti e di dubbia connessione con l’arte ed il suo nobile scopo… in questo tempo, il silenzio è più che mai prezioso. Ancor di più se questo silenzio è contemplativo: vissuto e goduto in presenza.
Quella contemplazione che ci può regalare la natura con un bel paesaggio o il genio umano con una mirabile opera d’arte. Ogni cosa che sia figlia della Bellezza di per sé induce al silenzio, alla contemplazione, all’estasi. Qui il mistero si può rivelare. Rivelare dentro di noi.
Il silenzio è un’enorme possibilità che ci è data e che, al momento, non è ancora tassata. Il silenzio è gratuito e usufruibile in ogni momento, tempo e luogo.
Il silenzio ci aiuta ad OSSERVARE. Osservare gli schemi della nostra mente identificata e… ritornare al proprio Sé.
Quel Sé –  il nostro Sé – che per natura è aperto al nuovo, al diverso, allo sconosciuto e lo sa accogliere; sapendo mutare con unicità in risposta ai cambiamenti proposti dal Programma Evolutivo.

Da sapere che il silenzio spesso giunge portato dalla Malinconia: la nostra musa ispiratrice che non va fraintesa come tristezza da fuggire ma come creativa introspezione da accogliere. Quando la Malinconia decide di passare a trovarci… apriamole la porta come una gradita amica che non vediamo da tempo e ci viene a fare una sorpresa. Lei è generosa e ci porta dei grandi doni molto utili per la il compimento della nostra Missione.

In questi giorni “iniziatici” (dove è attivo il canale della iniziazione 51/25) portiamo attenzione ai nostri pensieri, al nostro modo di vivere, interpretare e interagire con la realtà attraverso un nuovo – consapevole – uso della mente. Una mente iniziata al servizio del nostro Sé, della nostra Autorità.
Osserviamo bene il funzionamento della nostra mente: se ritorniamo nei soliti vecchi schemi o ci apriamo a nuovi modi di vedere, decidere e vivere.
Tempo in cui il Programma Evolutivo ci sprona a cambiare e rivoluzionare le nostre abitudine e non ritornare nei soliti schemi. O no.
Bastano piccoli cambi, ciò da cui ci sentiamo ispirati: un nuovo cibo, un nuovo vestito, un nuovo genere di libro o di film, lo spostamento di alcuni oggetti o mobili, un diverso modo di archiviare i file sul computer, visitare posti insoliti, salutare in un modo nuovo, interagire con nuove persone, comprare qualcosa che piace ma ritenuto inutile… evitare di ritornare nelle solite zone di comfort ma… senza sforzarci di farlo, con sentito piacere di cambiare e comunque di osservare le nostre resistenze interne nell’attuare un cambiamento nelle nostre abitudini.
Osserviamo la paura mentale che nulla di nuovo accada o possa accadere; l’ansia mentale che non sapremo mai nulla di certo, che non conosceremo mai la verità e non saremo in grado di spiegare agli altri la nostra verità. Osserviamo bene come la mente ci ossessioni con le sue paure e come queste paure non siano reali minacce nell’adesso.
Osserviamo i nostri cliché, i nostri soliti modi di pensare e fare, le solite preoccupazioni e cosa comportano nella qualità della nostra quotidianità.
Osserviamo quando ci intestardiamo nel voler capire, nel voler arrivare ad una conclusione logica e insistiamo a spiegare all’altro quello che neanche noi abbiamo chiaro dentro.
Osserviamo tutti questi processi mentali e riconosciamo gli automatismi che ci imprigionano.
Non ritorniamo ai soliti grigi e oscuri sterili schemi, ritorniamo al nostro luminoso e creativo Sé che ci invita al giusto Nuovo per noi.
Nella pratica della nostra Strategia e Autorità.
Che, ricordo ancora una volta, ci portano all’ATTESA. O meglio, al SAPER ATTENDERE.
Attesa come uno spazio attivo di consapevolezza. Spazio di ascolto interiore.
«Nel silenzio Dio ti parla» ;  «Nel silenzio Dio ti ascolta».
«Nel silenzio e nell’attesa voi sarete forti»

Buon iniziatico ritorno al tuo Nuovo Sé.
Nell’ATTESA, NELL’OSSERVAZIONE di Sé.

Individualmente Insieme.

 

 

Scritta posta nella Sacra di San Michele (TO)
Il processo naturale e spontaneo di trasformazione e rinnovamento.
- Porta 24, I Ching Del Rave -
Just Now 28.4.24
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